
mi piace l'idea, fra diciassette o ventiquattr'anni, di poter dire che è un faccia di culo e ha preso tutto dalla zia.
e regalargli libri, passargli la bustina di erba, andare a recuperarlo in tangenziale perché è senza benzina ed è rimasto a spingere la moto.
fornirgli i preservativi e spiegargli che deve far mulinare la lingua in bocca e non sul mento e sul naso della lei o del lui di turno, contemporaneamente.
portarlo al cinema e prendere il bicchierone di pop corn più grosso del suo, passargli sottobanco i soldi per la vacanza, riempirgli il pc di mp3.
comprargli i jeans quelli di marca strafighi che tutti vogliono e ridere a vedere che pretende siano sempre puliti e perfetti di giorno in giorno.
e sentire le lamentele su mamma e papà, che son vecchi e non capiscono un cazzo e che dici, psicologia o architettura? meglio ginecologia? come dici? che mi arriva la sedicenne ma anche la novantenne? ah.
mi piace pensare che vada a lavorare in un ristorante vineria in via Po a Torino, smetta a mezzanotte e incontri le due ragazze che lo han fatto impazzire per servirle -faceva il figo sui vini e ha scoperto in seguito che una ha un'enoteca- le porti a bere una birra e abbia uno sguardo così dolce che sia impossibile pensare alle cose brutte che càpitano alle ragazze che vanno a bere una birra con dei perfetti sconosciuti.
ecco, sì, mi piace l'idea che abbia fiducia.
e che sappia che sua zia spaccherà le ossa a chiunque gliela tradisca, questa fiducia.
a Marco del Caffè degli Stemmi, che non beve perché è allucinato già di suo.














