Sorvoliamo su un grasso e barbuto signore preoccupato più di mostrare il proprio orologio alla telecamera che un soliloquio intelligente.
Sorvoliamo su una tizia che ribalta l'assioma "topa figa=lavori in tivvù".
Sorvoliamo su un storico cinematografico che probabilmente non si lavava i capelli da tre mesi.
Sorvoliamo su un ex nome forte della Rai che aveva ormai esaurito i sinonimi di Eccezionale-Fantastico-Incredibile.
Sorvoliamo sull'attrice di teatro che mischiava dario fo, beppe grillo, mel brooks e la bottiglia di amaretto di saronno in camerino, truccata come un pupazzo per halloween, che parlava come una deficiente e si schiacciava un brufolo sul mento.
Sorvoliamo su un tizio che non s'è capito che abbia fatto nella vita ma lo ribadiva.
L'insulto.
L'insulto è a un tenente tornato assieme altri quattro, da laggiù. E che parlava con l'ingenuità e la tenerezza di chi non è in confidenza con le telecamere. Parlava, ma mica lo ascoltavano.
Parlava e - orologio.
Parlava e - ci ho i denti che sparano un po'.
Parlava e - come fa rivoluzione avere olio sul collo.
Parlava e - eccezionale, fantastico, incredibile.
Parlava e - eeeeeeeh oooooooooh io fuori nero buttare fiori schiaccio brufolo.
Parlava e - nel mio libro, nel mio scritto, io ho detto, io ho fatto.
Parlava, Melandri, e non lo ascoltavano, nella sua tenerezza, nella sua fame, nel suo freddo.
Poi, l'insulto lascia posto alle centomila gavette di ghiaccio.
Paolini dice una cosa perfetta, all'inizio: ogni cognome italiano ha qualcuno lassù. Ed è vero.
Il mio, di cognome lassù, è Lusardi, araldicamente forse Luxardo, da Cogoleto: parte dalla Grande Madre Russia e finisce in campo di prigionia in Polonia, dove conosce una sosia della moglie torinese che attende tra i pidocchi delle macerie avvelenatori di sangue delle gambe con disegnate sui polpacci righe nere a offrire una minima dignità. La vita, nonostante tutto, continuava.
Poveri partigiani portati in processione,
nei telegiornali, alla televisione,
sopravvissuti un tempo alle fosse comuni,
ma seppelliti in questo tempo dall’informazione.
Sfilano il 25 aprile, con le medaglie appese alle bandiere
insieme alle mogli dei sottosegretari appena uscite dal parrucchiere
dicono sottovoce: “viva la costituzione
ma adesso e’ tardi vado alla posta... devo prendere la pensione…”
Poveri deportati che mostrano la matricola alle telecamere
tra una pubblicita’ e l’altra il tetro tatuaggio
“questo sterminio vi e’ gentilmente offerto da una bibita gassata e da un famoso formaggio”
Poveri nomi e cognomi dei caduti di tutte le guerre
che stanno sempre sulla bocca degli onorevoli politici
con tutti quei morti in bocca avranno sicuramente un alito pesante
la loro lingua e’ un camposanto... dove resuscitano ogni tanto…
Poveri morti di Nassirya che forse ci credevano davvero
chi muore muore con onore... chi sopravvive vive nel dolore
povero Nicola Calipari che gli hanno intitolato pure un’isola pedonale
sara’ contenta la moglie che ha sposato
una zona a traffico limitato?
Poveri parenti degli eroi, che almeno per un giorno
sono stati eroi anche loro, nei funerali in mondovisione
ma appena il giorno dopo, erano morti anche loro…
erano morti… che ricordavano altri morti.
Ma voi:
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi














