voi vi credevate che, e invece è




carissimi.
ora andate dal vostro giornalaio e glielo ordinate.
perché c'è Raelina, qua sopra.
mica cazzi.
cioè.
ci sono i cazzi.
ma anche raelina.
Che tu possa vivere in tempi interessanti, dicevano gli antichi abitanti del celeste impero quando volevano lanciare una terribile maledizione a qualcuno, e non c'è dubbio che stiamo vivendo in tempi estremamente interessanti.

Forse ci si pensa poco, ma mai prima d'oggi è stato così facile e frequente alzarsi al mattino e ritrovarsi in un mondo completamente differente da quello della sera prima. Capostipite di questa nuova forma di "realpolitik" è la tragedia delle Torri Gemelle, che non a caso ha inaugurato il primo decennio di questa era. Un esempio attuale è invece la recente crisi delle borse. Siamo andati a letto la domenica sera preoccupatissimi per la situazione dell'Alitalia (o forse per la camorra, non ricordo più bene quale fosse l'emergenza di quel momento) e ci siamo svegliati al mattino tutti più poveri e sull'orlo del crollo dell'impero occidentale. E all'improvviso niente più criminologi ed esperti di aviazione civile, ma tutti eravamo incalliti economisti impegnati a spulciare quelle pagine dei quotidiani appena prima dello spettacolo e dello sport che di solito rappresentano soltanto un noiosissimo spreco di carta.

Certo anche un tempo mi si dirà, un cittadino del potente impero romano poteva svegliarsi un mattino e trovare la sua città rasa al suolo da un'orda di barbari, ma quello era l'evento di una vita intera. Quello che è davvero interessante invece è che noi viviamo in una società in cui accade una terribile catastrofe più o meno una volta ogni 2,3 mesi. Catastrofi così terribili e preoccupanti che richiedono immediatamente l'uso di tutte le energie e le forze di una società, salvo essere soppiantate e misteriosamente svanite nel giro dei tre mesi successivi. Così abbiamo mucca pazza, pollo selvaggio, latte cinese ecc... a rotazione, camorra, mafia o 'ndrangheta, torri gemelle, iran o iraq, palestina (ecco per esempio, la palestina, all'improvviso è scomparsa? ma non era il problema dei problemi?), ecc... ecc... e ogni problema richiede sempre misure talmente urgenti che tutto il resto passa in secondo piano. Misure provvisorie, soprattutto, è questa la chiave del discorso...

Eggià perché ovviamente (e qui parlo proprio di ovvietà, addirittura di ovvio qualunquismo) finché siamo in emergenza non c'è bisogno di trovare una vera soluzione al problema, basta superare quei 2/3 mesi di attenzione che il terribile problema riscuoterà. E così, se per esempio il problema è la recessione e il crollo delle borse, che si fa? Si creano impegni a lungo termine? Tipo incrementare la ricerca, potenziare il collegamento tra scuola e mercato del lavoro ecc... cioè misure che creeranno posti di lavoro magari tra dieci/quindici anni? No, al contrario la scelta giusta è invece tagliare le spese in questi settori in modo da avere pochi e sporchi denari subito da dare in sovvenzioni che risolveranno il problema per i prossimi due mesi e poi speriamo che arrivi qualche altra catastrofe.

L'esempio più lampante di questa simpatica politica dell'emergenza è la polemica di queste ore sui contributi che l'Italia dovrebbe pagare per l'attuazione del protocollo di Kyoto. La posizione del nostro governo più o meno (e per sua stessa ammissione) è questa: visto che adesso c'è la crisi non ci possiamo permettere di pagare per l'attuazione del protocollo, quindi scusate ma non ci stiamo e chissenefrega se tra dieci anni saremo nella merda. Del resto bisogna pur portarsi avanti con il lavoro, ed è giusto creare oggi le premesse per le emergenze di domani...
La notizia è di quelle fatte apposta per prendere all'amo stampa e giornalisti e far parlare di sé, ma è anche tipica di quello "spirito americano" che al sottoscritto risulta francamente incomprensibile e anche piuttosto risibile.

Nel dibattito televisivo fra i due candidati alla Casa Bianca Mc Caine e Obama a un certo punto il primo si è messo ad apostrofare un certo "idraulico Joe" preso a esempio della classe media. Il suo interlocutore, lungi dal dargli del toccato, si è immediatamente ed entusiasticamente adattato, ed ecco che i due hanno iniziato a sproloquiare robe tipo "Joe vuole questo", "no vuole questo", "Joe sta attento che questo ti aumenta le tasse", "mannò Joe guarda che non te le aumento", insomma roba che neanche il più vieto cabaret de noantri (dite Zelig? Vabbè l'avete detto voi...). Mancava solo l'amichetto immaginario di quando avevano dieci anni (anche se a quanto pare idraulico Joe esiste davvero e naturalmente ce l'hanno subito mostrato al tiggì).

Cercando di risollevarmi un po', ho pensato che grazie al cielo da noi non siamo ancora giunti a un tale livello di demenza, ma poi mi sono venuti in mente i nostri due "candidati", e ovviamente Ualter e Silvio non sfiguravano assolutamente mentre li immaginavo impegnati ad apostrofare un ipotetico "calzolaio Pino".

Che dire? Ai miei tempi, di fronte a simili tristi spettacoli, ci si poteva almeno confortare con la pia illusione che il simpatico baffone sarebbe giunto a salvarci, che i dittatori di una volta se non altro avevano stile..

Impazza quest'oggi su giornali e televisioni la notizia che Roberto Saviano ha dichiarato di volersene andare a vivere all'estero visto che la sua vita in Italia ormai è diventata impossibile. Subito scatta la solidarietà "di istituzioni e chiesa" (parole dell'arcivescono di Napoli, città ove evidentementente le istituzioni si identificano con la chiesa ed entrambe si identificano con... indovinate un po' con cosa...).

Ora, come si diceva un tempo, mi sorge spontaneo un dubbio: ma caro Saviano, se sei così minacciato, se davvero ti volevano mettere una bomba sotto al culo (e nessuno ne dubita eh), c'era davvero bisogno di fare un annuncio pubblico? Voglio dire, se come dici senti il bisogno di vivere come tutti indisturbato e finalmente libero in un nuovo anonimato all'estero, annunciarlo a caratteri cubitali su tutti i giornali non mi sembra la via giusta, o sono scemo io?

Magari non ragiono come quel grande scrittore che sei, la mia mediocrità mi impedisce di vedere le ragioni dietro a tutto questo, ma onestamente da comune cittadino spaventato come te dalla camorra e dalla mafia, se devo andarmene di nascosto lo faccio, appunto, di nascosto, non proclamandolo prima a tutti i media...

Occhei, mi direte voi, ma l'esempio? Cioè, Saviano non è un cittadino comune, ha deciso di diventare un caso esemplare per scuotere le coscenze ecc... ecc... Ebbene, mi pare che se il suo diffuso apparire sui media poteva avere un senso quando si atteggiava a eroe e martire perseguitato dalla camorra, quando dice (più o meno parole sue, o almeno parole sue riportate dalle testate giornalistiche) che butta la spugna e ne ha piene le balle, che razza di esempio sarebbe? Non fraintendetemi, liberissimo di farlo e anzi riscuote assai di più la mia simpatia adesso che quando veniva additato a nuovo supereroe dell'antimafia, ma farlo di  nuovo davanti ai flash mi puzza un po' di grave malattia (la malattia di protagonismo, of course).

Caro Saviano, io mi auguro che nessuno ti ammazzi e che i tuoi persecutori siano tutti arrestati e assicurati alla giustizia, ma solo un piccolo consiglio: se te ne vuoi andare in vacanza a New York (perché tanto lo sappiamo che sarà lì che andrai a parare, magari c'hai già anche l'attichetto o il loft in qualche zona trendy) non lo sbandierare ai quattro venti come se fosse l'ennesimo atto di eroismo. Siamo tutti umani e non c'è nulla di cui vergognarsi...

(E va bene, in questo caso io)

Oggi, dopo il lavoro, sono andata a farmi una passeggiata. Ho girovagato un po' nella piazza preferita da tossici, pervertiti, malati mentali e stormi di piccoli emo in calore in attesa dell'arrivo di un'amica. 
Un po' evitavo i maniaci, un po' spiavo i rituali di accoppiamento degli emo (colma dello spirito Piero Angela, sempre sia lodato) e un po' fumavo. Ed è qui la tragedia. Avevo fumato una sigaretta da tempo e avevo intenzione di accendermene una seconda sotto la statua del Sommo (Dante), tutta carina con la mia giacca da lavoro e i miei capelli spalmati di lozione ai cristalli liquidi, quando passa un tipo figo. Cioè. Ruvido.
Capelli lunghi, giacca di pelle, faccia da non-tossico, cioè non uno pronto a rubarti i soldi dal portafoglio appena ti volti, quindi appetibile. Avevo già la sigaretta in bocca, e mentre lo guardo cerco l'accendino. Lui non mi guarda, eh. Non mi guarda. I miei ormoni malati intanto fanno festa e io prendo l'accendino.
Un po' lo guardo un po' faccio la vaga senza accendere la sigaretta.
Lui oltrepassa la statua e se ne va. Solo all'ultimo istante noto che mi guarda. Insomma, un incontro da spatascio di ormoni malati mi capita mille volte al giorno, ormai ci faccio l'abitudine, guardare è diventata quasi una routine.

Certo però che anche loro che ricambiano, questi ruvidoni. Il mio fascino ormai è leggenda, penso. Un po' figa, anche se stordita dal lavoro e dall'evitare gli emo.
L'ho stregato anche se per un istante, eh? La lupa perde il pelo ma non il vizio, ah-ah. 
E torno alla mia sigaretta.

Stavo cercando di accenderla con l'evidenziatore.

Dio, fa' che quello non mi abbia vista.