A ripensarci adesso, tutti gli anni novanta sono stati come un lunghissimo pomeriggio e poi una lunga sera prima che arrivasse la notte...
La madre riempie il frigor portatile di leccornìe. Tra cui un baslotto di totani in umido strappati da sotto la forchetta al fratello. Il cielo va dal sereno al temporale di tregenda nel giro di pochi minuti. Indossare il k-way sul pigiama non è poi così straniante. Innalzano villette multifamiliari nel giro di pochi mesi. Dove c'era un grande prato verde ora scintilla una casa a mattoni a vista con porticato a colonne con tanto di timpano.
Una piccola curiosità mi fa dire: gira lì. Ritrovo la cascina in affitto che avrei affittato se l'avessi affittata, con la vista sulle ciliegie di Montaldo e Chieri. Con i se e con i ma si fan le felicità. Il bar sullo scollinamento a Sciolze offre pacchetti di patatine e vino bianco da pintoni verdi. Per pranzo ci saràn agnolotti e brasato. La cusiniera parla solo piemontese, il nostro piemontese. Il cane ai miei piedi si sdraia e si chiama Pòumin. Leggo la Bugiarda di domenica mattina, le azalee sono stufe del maltempo, la meliga si annoia, i tulipani hanno freddo. La prima pagina segnala lettera inedita di Calvino per Pavese. Il sudoku è risolvibile in poco tempo. Il Po è un po' meno Pò. Jack mi chiede se ci sono per la bevuta con l'Avvocato. Debbo rinunziare. Debbo partire. Partire è come morire, quant'è vero, com'è vero.