Ho beccato un virus che mi fa entrare nella backdoor un trojan che fa un malware della madonna.
Ma è niente in confronto al servizio del tg5 per i trent'anni di carriera dei Matia Bazar: "Siamo come i Rolling Stone".

Sul balcone di fianco a me stanno cambiando le piastrelle. Erano rotte, fessurate, bagnate e con la muffa. Senza contare il colore ormai perso.
I muratori guardano di continuo il cielo, perché se piove devono fermarsi.
È nuvolo da parecchi giorni, la pioggia scende di continuo, lasciando pochi spazi di respiro.
Quindi la scala procede nel suo restauro a rilento.

Il fine settimana è stato segnato dal lavorare al computer, poiché un virus lo ha intaccato violentemente. Salvare foto, documenti, mp3, copie di sms, disegni. Scopro che me ne manca uno, importante. So già che non lo ritroverò più. Pazienza, mi dico. Non importa, mi ripeto. Trovo altre foto che credevo perse. Sorrido.

Ogni giorno che passa ho assaggi sempre più forti di come sarà la mia vecchiaia. Senza sesso. Faccio già le prove. Sentirne parlare, con me protagonista, mi urta perché mi pone di fronte alle mie inadeguatezze. Prima di diventare come quelle cinquantenni che si vestono da diciassettenni, mi blocco e mi pongo in una situazione ascetica. In fondo non son mai stato un animale da letto: ammetto, accetto, assimilo le mie mancanze prima di doverle scoprire di botto con umiliazione.

Devo portare la dichiarazione dei redditi all'ufficio preposto.
È stata compilata dall'ufficio competente.
Riceverò in cambio dei soldi come mi verrà conteggiato.
Metto la firma ove indicato.

In televisione una donna semianalfabeta telefona durante una trasmissione sugli zingari.
Rubbeno, viveno in fornacia, siamo stanche, ma dove lavorano, ma dove lavorano, me rubano le grondaie de rame, ma dove, cianno l'accampamento, una volta li zingheri erano nomedi, che je damo la casa, ma se ne devono andà!
Il rappresentante dell'organizzazione per le persone definite zinghere è stanco.

 

Carissimi, mai categoria fu più esatta. Nel senso di Cazzi Miei.

Oggi avrò esperienza sessuale degna di un Dick pornografo, il sogno di ogni appassionata di Sci - Fi arrapata. Il mio tenero corpicino pastrugnato da macchinari.

Spero nella fantasia del tecnico e che metta un preservativo rosa shocking sul sondino. Mi han detto che è lungo circa 20 cm.

Uau.

(non sanno cosa li aspetta. minimo un "Ehi! Tu quel coso lì NON me lo infili!")

UPDATE

TUTTAPPOSTO. NUN MUORO.

non ho capito. perché state andando via delusi? EHI! TORNATE QUI! BASTARDI!

 

Marie si alza al mattino e dice: questa casa puzza.
Alle sette del mattino parla dei massimi sistemi bevendo caffè e considera: questa casa puzza.
Massimi sistemi risponde: molte case puzzano, ma tu sei il mio fiore profumato, indipendentemente.
Sì, ma la puzza rimane e Marie scova la causa. Le tende.

Le tende, anzi, i tendoni, furono confezionati a mano dall'abilità della nonna di Marie circa trentasette anni fa. A ben vedere l'abilità si racchiude in un orlo di otto centimetri in alto, uno di trenta in basso. Cimose ai lati et voilà, ecco a voi i tendoni, dieci minuti di macchina da cucire, la cosa più faticosa districarsi in mezzo a tutto quel lino a rete canapone beige.

I tendoni furono esposti nel salone principale dell'alloggio del mare. Per circa dieci anni subirono sole, salsedine, caldo e anche un nido di rondine che faceva angolo con il soffitto del pavimento del balcone dell'alloggio al piano superiore. Venne venduto l'appartamento e i tendoni impacchettati in carta rafia spessa come un tavolo di massello.

Marie andò ad abitare da sola. La nonna le diede i tendoni. Marie ci applicò dei bellissimi bottoni di madreperla del diametro di circa quattro centimetri. Marie non sa cucire neanche l'arrosto ma con un righello segnò con precisione dove applicare i bottoni. Precisione. Cioè. Sì. Cercò con precisione di non sbagliare, sebbene lo sbaglio accadde.

I tendoni seguirono Marie in un altro mondo, lontano, quando lei si disse: questa vita non mi piace più, io la cambio perché ci sei tu. Fa anche rima, Marie è poetessa, nel suo cuore.

E furono neve, sole, vento e gatti appesi alla trama dei tendoni, che in trentasette anni han perso la rigidità crudele del lino per far posto alla dolcezza del tessuto che sta per cedere. Specie se il gatto appeso è decisamente obeso.

I tendoni puzzano. Marie li lava.



Sabato pomeriggio è arrivato papà cracker. Armato di: hard disk interno, copia craccola di fotosciòp, il logo di uindos che gli lampeggiava nelle pupille.
Confesso, ho provato PAURA.

La giornata è scivolata lentamente verso la sera, con il pc grande smontato a metà (io vorrei giocare ai sottomarini... ma come... non si può? ah. vabbè) e una puntata feroce al mediaworld, dove la gente si accalcava tutta all'angolo del wii-fi fitness. A fare a gara chi faceva il salto della corda tipo Rocky Balboa. Per farvi intendere, all'angolo della playstation 3 c'erano i marocchini. No, per dire, eh.

Comunque! Si va al mediaworld a prendere il cavo d'attacco dell'hard disk interno. Ora, il mio pc ha 4 mesi di vita e un disco fisso da 320 giga. Qualcuno sa spiegarmi a cosa mi serva un hard disk supplementare da 120 giga, per di più suddiviso in 2 da 60, che a installarlo son stati rotti i sigilli e quindi ciao ciao garanzia di due anni? Non si sa. Fatto sta che siamo andati a mediaworld a comperare un cavo e sono uscita con la tavoletta grafica sotto braccio.

Ovviamente per la soddisfazione, almeno una volta nella vita, di avere un prodotto Adobe originale. La tavoletta, invece, va da dio quando la gatta ci si siede sopra. Il cursore si trasforma immediatamente a culo di felino imbottito di whiskas.

Domenica! Dolce far niente! Riposarsi! Ascoltar gli augelli mescolarsi al tintinnar delle campane nel tepore del proprio letto, coi raggi di sole che accarezzano malandrini gl'occhi ancor socchiusi!

Alle cinque scaricava le direct x 10. Alle cinque e dieci di cinque simulatori, quattro si rifiutavano di funzionare: quello di sottomarini affondava, quello delle navi s'incagliava, quello di volo si schiantava, quello di vela strambava. Alle cinque e quindici il simulatore di sci si piantava contro un abete innevato.

Verso le dieci la soluzione illuminante. Disinstallare le direct X 10.
Riavvio.
Alle dieci e trenta l'idea brillante. Disinstallare gli aggiornamenti.
Riavvio.
Ore undici e dieci, togliamo il Service Pack Vista!
Riavvio. L'unico pc al mondo che DISINSTALLA UN AGGIORNAMENTO ASSOLUTAMENTE NECESSARIO ATTESO MESI ce l'ho io.
Riavvio.

A mezzogiorno il pc chiedeva pietà, perché va bene Riavviare Il Computer, ma così riavviamo anche la nonna di Bill Gates.

Mi si avvicina sornione e con faccia impudente verso le venti e quaranta, in piena sigla del Dottor House.
Scarica Registrimecanic! Perché, chiedo io, e intanto in corsia arriva la malattia del secolo e io so già che non capirò un cazzo di tutta la puntata. Perché sì, osa rispondermi, e mi fa pure lo spelling di registri e mecanic.

Alle ventuno scopro che ha navigato nel web a mia insaputa, mi ha settato il torrent, giocato con la tavoletta grafica e in più mi ha pure perso il gatto, lasciando la porta aperta.

All'una di notte io vago per i giardini altrui con in mano una scatoletta di cibo per gatti e un cucchiaio per far il tipico rumore dlunk dlunk dlunk a cui nessun micio può resistere. Eccetto il mio, che non torna a casa da ormai troppe ore e quando torna gli faccio un culo così.

Adesso non so se aver paura di cercare il gatto, accendere il computer oppure di vedere che ora sia.

Non fa ridere?

Pensate a me, che ridere che mi fa.

 update: Il gatto è tornato. Ora rido di più.