Termisiani Adelio fu Ottaviano, melomane e collezionatore di sigari, si sistemò il gilet di lana pettinata grigio ferro ed entrò nella tabaccheria in piazza del paese. Era una giornata di molto sole, con una leggera brezza che schiacciava a terra la polvere e le cartacce.
Prima di Adelio la stessa piazza era stata passeggiata da Ottaviano, ottavo ed unico figlio di Termisiani Francesco il ferrivecchi del paese e Farsetti Alisia la quale, dopo sette creature venute a mancare, in grembo o tra le braccia, considerava Ottaviano più sacro della comunione elargita la domenica da padre Fidelio. Mai lo avrebbe confessato ma i suoi gesti, il suo bere un po' di zuppa per lasciare i pezzi di pane e la carne quando c'era al figlio era prova di apostasia. Babbo Francesco lasciava correre e rosicchiava ali dei polli tirati ogni tanto perché la sovracoscia la mangiasse il ragazzo.
Crebbe tra gli agi dei poveri, con i suoi pochi vestiti tirati a lucido e le ragazze che a messa gli sorridevano di nascosto. Tra queste c'era Parsini Lucia, figlia del macellaio: la bassa posizione sociale era compensata da soldi nascosti e carne a volontà per forza di cose. Bastò toccarla sulla spalla davanti la vetrina del pasticcere, di fronte a tutta la cittadinanza uscita dalla chiesa, e il matrimonio fu combinato. Il carretto del ferrivecchi fu sostituito da una bottega di un locale dove fu piazzata una mola e Ottaviano acciaiò coltelli e forbici mentre il suo vecchio andava a prenderli dalle massaie e glieli riportava.
Per far nascere Adelio Lucia ci mise del suo: morì partorendo. Il bambino crebbe durante la grande guerra, mentre la ferramenta diventava una piccola fabbrica di rivetti e ranelle. La guerra scivolò sul lavoro continuo e l'orbace sostituì le gramaglie senza che ci se ne rendesse conto.
Termisiani Ottaviano era un piccolo commendatore, rispettato nella comunità brianziola: la sua politica si riduceva ad avere commesse buone con i fabbricanti di viti, per le sue ranelle, e i laminatori, per i suoi rivetti a testa tonda auto spiananti. Mentre tutti trovavano il loro rendiconto nell'obbedire, Ottaviano non insegnò ad Adelio a camminare impettito e tronfio, ma piuttosto a chiudere i contratti con una stretta di mano e ad avere sempre le commesse migliori. Questo portò un suo concorrente ad indagare meglio e scoprire che la nonna di Lucia era ebrea.
Il Commendatore Termisiani Ottaviano morì una sera del Novembre '35. Suo figlio Adelio era giovane ma con in mano un piccolo impero e per di più sapeva gestirlo alla perfezione.

L'entrata in guerra portò via braccia per lavorare: le donne sostituirono gli uomini e Termisiani Adelio risentì dell'aver sempre rifiutato di prendere la tessera del partito. Era troppo impegnato e disinteressato per farlo. L'avesse presa avrebbe firmato commesse di guerra, si sarebbe arricchito maggiormente, la fabbrica sarebbe prosperata, avrebbe pensato a una conversione conveniente un giorno che fosse finito tutto. Magari fare pentole invece che ranelle, o chissà.

Quella mattina di fine Gennaio del 1942, Termisiani Adelio entrò nella tabaccheria pronto a scegliere due sigari da assaporare e si girò verso l'uscio sentendo dei passi pesanti e coordinati. Dessinasi GiovanBattista, podestà del paese e suo principale concorrente, nonché appassionato di araldica che amava curiosare tra le genealogie famigliari, sia per diletto che per convenienza, lo fermò mentre sceglieva un toscano appetitoso. Il podestà Dessinasi GiovanBattista contestò a Termisiani Adelio di non aver mai preso la tessera, di aver tramato quindi contro l'Impero e soprattutto di aver sangue ebreo nelle vene.
Seguì un breve e duro alterco, nella tabaccheria, fatto di frasi secche coniugate alla seconda persona plurale e questo rendeva tutto surreale, anche gli scagnozzi fatti arrivare da Milano da Dessinasi GiovanBattista conscio che in paese nessuno lo avrebbe aiutato ad arrestare Termisiani Adelio.

Termisiani Adelio, fu Ottaviano, uscì nel sole della piazza.





serenase

 

 

 

raelina scrive:
sai che non son triste per il governo? son STANCA, disaffezionata, facciano il cazzo che vogliono
tossani scrive:
anch'io lo ero poi ieri sera, alle 23
raelina scrive:
domani probabilmente mi incazzerò
tossani scrive:
ho sentito la prima intervista a berlusconi e ti giuro ho preso sonno all'una
raelina scrive:
ommmioddio
tossani scrive:
NON LO VOGLIO IL NANO
raelina scrive:
ehehehehehe
tossani scrive:
è UNA MERDA
raelina scrive:
questo è PURO GERM¹
tossani scrive:
LOTTERò COME POSSO PERCHé VENGA UCCISO, METTO SU DELLE TR²
raelina scrive:
eheheheh
tossani scrive:
guarda, ascoltalo e la stanchezza passa
raelina scrive:
in effetti servirebbe per la stitichezza mia, lo sentirò, cmq sono indecisa tra soccombere in un assordante silenzio³ o incazzarmi tanto ed esplodere
tossani scrive:
sì, hai delineato benissimo la situazione
raelina scrive:
penso mi incazzerò
tossani scrive:
io penso che oscillerò per un po' e poi mi, mi, mi, mi
tossani scrive:
incazzerò
raelina scrive:
ecco
tossani scrive:
ecco
raelina scrive:
basta stabilire il tempo di oscillazione, per quanto oscillare? Uhm, na settimanina? tre giorni? ocai, io mi incazzo oggi pomeriggio.
raelina scrive:
dì qualcosa di sinistra, per spingermi a incazzarmi
tossani scrive:
mettiamogliela nel culo al berlusca, che ha le chiappe aperte dalla gioia e non se l'aspetta
raelina scrive:
raelina scrive:
spe che dico anche io qualcosa di sinistra
raelina scrive:
uhm
raelina scrive:
ehm
tossani scrive:
ci riesci?
raelina scrive:
ehm
tossani scrive:
dai
tossani scrive:
su
raelina scrive:
cough cough
tossani scrive:
forza
raelina scrive:
cazzo, spe
raelina scrive:
uhm
tossani scrive:
daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
raelina scrive:
NON MI AVRETE
tossani scrive:
ah ah ah
tossani scrive:
passabile
raelina scrive:
posso fare di meglio
tossani scrive:
di sicuro
tossani scrive:
pensa alla faccia di silvio e fini e casini e bossi
raelina scrive:
VOI morirete, IO forse no
tossani scrive:
wow
tossani scrive:
tossani scrive:
la speranza nel sole dell'avvenire
raelina scrive:
tossani scrive:
come moretti in palombella rossa
raelina scrive:
esatto
tossani scrive:
tutti lì verso il sole
raelina scrive:
cazzo, ho dimenticato la crema solare.






1:  Germ, piccolo orsetto depoliticizzato.
2:  TR, Tossanate Rosse, antico movimento predicante l'amor libero per il popolo
3:  Assordante Silenzio, citazione Deandreadiana.
 


e alla fine ce l'ha fatta, a cadere, ruzzolare, schiantarsi, franare, affogare, stecchirsi, deflagrare, implodere. in un misero silenzio.
io, di mio, preferirò un'onesta emigrazione intellettuale, un oblio civile e un'eutanasia sociale. come offendermi con accuse di insensibilità, asocialità, solipsismo e autarchia comune, quando l'importante è vedere le pubblicità delle finanziarie in tv.

(e comunque l'ho saputo da un sms. "porcozio", c'era scritto. che male, che dolore. siccome sono soda ho girato su rete4. c'era fede. l'unico a dirlo in diretta. aveva la faccia pre-bandierine del '96)(soda è un refuso)(anche porcozio è un refuso)

 

 

 

(e TU, stronzo in tv, ricordati che è ANCHE colpa tua)

(anzi, soprattutto)

 

Aborto, in Lombardia via alle modifiche

Limiti più restrittivi sull'aborto terapeutico. Interruzione vietata dopo la 22esima settimana

 

MILANO — Nuovi limiti all'aborto terapeutico, vietato dopo la 21esima settimana (o, tutt'al più, dalla 22esima e 3 giorni). Non solo: l'interruzione di gravidanza per motivi di salute della donna vincolata al via libera di un'équipe di specialisti (tra cui, eventualmente, anche uno psichiatra). E il divieto dell'aborto selettivo in una gravidanza gemellare in assenza di reali problemi fisici o psichici della paziente. Mentre a livello nazionale infuria il dibattito sulla 194, gli ospedali di Milano si sono dati linee guida che mettono paletti all'applicazione della legge. Nelle ultime settimane lo hanno fatto sia la Mangiagalli, prima clinica in Italia a praticare le interruzioni di gravidanza dopo l'esplosione dell'Icmesa a Seveso, sia il San Paolo, travolto quest'estate dallo scandalo per lo scambio di un feto sano con uno malato in un aborto selettivo. Ma non finisce qui: dalla metà di dicembre entrambi i codici di autoregolamentazione sono al vaglio della Regione. Decisa a estendere le nuove regole a tutta la Lombardia.

 

Dal Corriere della Sera, 22 Gennaio 2008

Segnatevi questa data, donne lombarde di vigoroso fianco e dura scorza lavoratrice.
Nei vostri vasi non mettete più i gerani o le viole, no, prezzemolo.
E cominciate a tener da parte la pelle dei salami, dei cotechini, i gambaletti smagliati; riscoprite le gioie del bagno bollente, del lavoro a maglia, della busta chiusa allungata al ginecologo.
E poi hanno il coraggio di piccarsi che la Spagna ci sorpassa.
Quando un UOMO, dichiaratamente VERGINE, che può come parlamentare usufruire di pacs, avere privilegi monetari e civili, decide come gestire il MIO utero, MIO figlio, la MIA vita, IO mi vergogno di essere italiana.

E voglio che l'equipe mi dichiari per iscritto di essere laica, atea e darwiniana e convintissima che la terra giri attorno al sole, che nel terzo mondo vivano uomini e non scimmie ammaestrate e che quel tizio con l'accento alla sturmtruppen credevano fosse uno stilista di cappelli buffi, non uno stronzo che si fa compatire ad arte dopo aver manovrato degli stupidi studenti.

please explain what do you mean when you say you are talking about politics. it's me that can't understand your language or you are just plainly stupid? your face is so ugly you might as well go screw yourself off, my life will be better if someone runs over you with a ten tons truck.

In un ristorante a Torino, che in realtà non è un ristorante, ma bensì un bar. Che vale pure come ristorante. Comunque. 'Sto bar ristorante caffè lounge savoiardo faceva sedere me e il mio accompagnatore in una saletta riservata. Ci sistemavamo su delle sedie vellutine Luigi sedicesimo o quattordicesimo o ventunesimo sailcaz. Il vellutino era azzurro carta da zucchero. Il mio accompagnatore mi passava una mano sulla schiena: io rabbrividivo, un po' di goduria un po' di coccole pre-sonno, e accavallavo una gamba sull'altra. E mi accorgevo che. Un piede calzava uno stivale stilettoso. L'altro aveva su l'anfibio. Io indossavo un tailleur pantalone nero, con una camicia bianca. Il mio cappotto era sbruzzonato sul sedile azzurrino vellutino cartaceo e zuccherino. La mise, max mara, come insegnava la zia prediletta, ché max mara rende elegante ogni buzzurrìa. Ruttare indossando un max mara non è da tutte -scusate, eh. Dicevo. Il mio cavaliere mi fa i grattini sulla schiena, mi giro a sorridergli. È Emanuele Filiberto. Sorvoliamo. Non siate crudeli. Gli sorrido. Avanti Savoia. Dietro Emo Fily intravedo una stanza. Mi ricordo che lì abitava Miles, lo scorgo seduto su un letto, è triste perché ci siam lasciati e potevamo essere felici. Sento il cuoricino che fa patatràck. Emo Fily mi chiede se ho sete. Per rispondergli lo fisso, torno a guardare Miles e ora c'è un bar, dove lui abitava. Un cameriere esce da lì con le nostre ordinazioni.

Cozze. Cazzo. Le cozze. Devo smetterla con l'impepata di cozze.