1) una 500 con la guida a destra!

2) notare a 00:50 la distanza da torino...

Sorvoliamo su un grasso e barbuto signore preoccupato più di mostrare il proprio orologio alla telecamera che un soliloquio intelligente.
Sorvoliamo su una tizia che ribalta l'assioma "topa figa=lavori in tivvù".
Sorvoliamo su un storico cinematografico che probabilmente non si lavava i capelli da tre mesi.
Sorvoliamo su un ex nome forte della Rai che aveva ormai esaurito i sinonimi di Eccezionale-Fantastico-Incredibile.
Sorvoliamo sull'attrice di teatro che mischiava dario fo, beppe grillo, mel brooks e la bottiglia di amaretto di saronno in camerino, truccata come un pupazzo per halloween, che parlava come una deficiente e si schiacciava un brufolo sul mento.
Sorvoliamo su un tizio che non s'è capito che abbia fatto nella vita ma lo ribadiva.

L'insulto.

L'insulto è a un tenente tornato assieme altri quattro, da laggiù. E che parlava con l'ingenuità e la tenerezza di chi non è in confidenza con le telecamere. Parlava, ma mica lo ascoltavano.

Parlava e - orologio.
Parlava e - ci ho i denti che sparano un po'.
Parlava e - come fa rivoluzione avere olio sul collo.
Parlava e - eccezionale, fantastico, incredibile.
Parlava e - eeeeeeeh oooooooooh io fuori nero buttare fiori schiaccio brufolo.
Parlava e - nel mio libro, nel mio scritto, io ho detto, io ho fatto.

Parlava, Melandri, e non lo ascoltavano, nella sua tenerezza, nella sua fame, nel suo freddo.

Poi, l'insulto lascia posto alle centomila gavette di ghiaccio.

Paolini dice una cosa perfetta, all'inizio: ogni cognome italiano ha qualcuno lassù. Ed è vero.

Il mio, di cognome lassù, è Lusardi, araldicamente forse Luxardo, da Cogoleto: parte dalla Grande Madre Russia e finisce in campo di prigionia in Polonia, dove conosce una sosia della moglie torinese che attende tra i pidocchi delle macerie avvelenatori di sangue delle gambe con disegnate sui polpacci righe nere a offrire una minima dignità. La vita, nonostante tutto, continuava.

Poveri partigiani portati in processione,
nei telegiornali, alla televisione,
sopravvissuti un tempo alle fosse comuni,
ma seppelliti in questo tempo dall’informazione.

Sfilano il 25 aprile, con le medaglie appese alle bandiere
insieme alle mogli dei sottosegretari appena uscite dal parrucchiere
dicono sottovoce: “viva la costituzione
ma adesso e’ tardi vado alla posta... devo prendere la pensione…”

Poveri deportati che mostrano la matricola alle telecamere
tra una pubblicita’ e l’altra il tetro tatuaggio
“questo sterminio vi e’ gentilmente offerto da una bibita gassata e da un famoso formaggio”

Poveri nomi e cognomi dei caduti di tutte le guerre
che stanno sempre sulla bocca degli onorevoli politici
con tutti quei morti in bocca avranno sicuramente un alito pesante
la loro lingua e’ un camposanto... dove resuscitano ogni tanto…

Poveri morti di Nassirya che forse ci credevano davvero
chi muore muore con onore... chi sopravvive vive nel dolore
povero Nicola Calipari che gli hanno intitolato pure un’isola pedonale
sara’ contenta la moglie che ha sposato
una zona a traffico limitato?

Poveri parenti degli eroi, che almeno per un giorno
sono stati eroi anche loro, nei funerali in mondovisione
ma appena il giorno dopo, erano morti anche loro…
erano morti… che ricordavano altri morti.

Ma voi:

Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi

il video di Ascanio Celestini: qui
il testo: qui

 

Il passaggio da poveri ma belli a ricchi e altrettanto belli fu veloce, indolore e soprattutto percepito a distanza di anni, oltre venti per la precisione, quando la bellezza iniziò a sfiorire assieme al potere d'acquisto della carta di credito. I capelli persero vigore, lucentezza e lo shampoo colorante cominciò a essere una necessità anziché uno sfizio. Depilarsi divenne un'àncora di salvataggio sulle spiagge del volersi ancòra bene e non fu più una mano che si intrufolava su per la gamba, tra pelle liscissima e jeans. Inutile precisare lo sgomento della giacca destrutturata lasciata ad ammuffire in un angolo dell'armadio a muro a favore di bluse morbide, trasparenti e di marche improponibili in voga sotto una certa età e volume del cervello - ammettere di aver comperato una capo d'abbigliamento con su scritto monellavagabondacheabbracciaebaciacocconudachefaladonnaloka sarebbe stata l'ultima azione subito prima del depositare dal notaio il proprio testamento olografo: lascio tutti i miei beni al canile, eccetto la quota legale, abbiate buona cura della collezione di bootlegs in ellepì di peter gabriel e dei genesis ante 1975, grazie.
Quindi si diventò vecchi, contemporaneamente al tornare consapevolmente poveri. Mentre prima si diventava giovani, parallelamente al ricchi. Il potere d'acquisto si è tramutato da un giubbottino naj oleari allo straccetto per la polvere melablu da dieci euro, e se sei fortunata ti sopravvive a tre lavaggi. E farsi i capelli alla come cojo cojo, spendendo una fortuna in gel studio fx extrastrong, indossando camicie bianche su magliette nere sotto pastrani di pelle da cui sbucavano levi's grigio scuro delavé sopra le doc marten's è diventato un ricordo associabile a un video degli anni ottanta visto per scegliere la mise di halloween. Non ci conciavamo così per inseguire zucche illuminate dai lumini. Per noi il grandecocomero era simbolo di tregenda, paura, terrore e un pompino mal riuscito nelle ultime file al cinema. Sbuffavamo a sentirci rimbrottare cheaimieitempi e oltre al mcdonald's avevamo anche il burghy e il mellow. Per la precisione, il mellow era la versione comunista del fast food dove si andava con lo stesso spirito della grande soirée e non di certo con la noia della ceasar's salad con pollo impanato oppure ai ferri. Ed essere imbronciati, problematici, tendenti al suicidio, con l'ascella pezzata e l'orgoglio delle cinquantamilalire messe da parte per comperare un due ciddì che, per la precisione, avevano uno spessore quasi triplo degli attuali e una pulizia delle tracce encomiabile e commovente, era quanto di più avrebbe potuto tenere occupata la nostra mente. Non era routine. Non era atteggiamento. Era l'accadimento straordinario in cui infilare il primo orgasmo intellettuale scoprendo pessoa oppure immaginando un bus rosso che ci veniva addosso.

Puzza di mi ricordo, sì mi ricordo, quasi quanto le prime tute in acetato usate nell'ora di ginnastica. Puzza quasi quanto i nostri nuovi ioallatuaetà potevo spendere di più anche in termini di pensieri e solo adesso me ne rendo conto.

, parte 3.

Avevo selezionato il filmato che segue per un post, mai pubblicato, in cui cercavo disperatamente di scrivere come Dhalgren (e non ci riuscivo).

Poi successe che Dhalgren sparì. E poi ora è tornato, o almeno sembra (difficile dirlo con Dàlgre).

COMUNQUE. Il video qui deve essere visto. E' necessario. Vi vengono quindi ora forniti i Pet Shop Boys.

 

Quello era ufficiale.

Ancora Pet Shop Boys giapponesi, ma meno ufficiali:



Flaaamboyant.

Sono giorni dell'ira, questi. Giorni in cui ti giri ovunque e il cervello (vo-glia-mo-il-tuo-cer-vel-lo-!) dice solo: dies iræ e this is sparta. Giorni in  cui metti i bicchieri del servizio buono in alto, poi li metti in basso, poi provi l'opzione mettiamoliinmezzo, poi, semplicemente, li rompi. Che, i bicchieri, a che servono? Chi mi impedisce di bere a tracanna, a gargarozzo, a garganella? This is Novoi Soggiornoi.
Valtellina, 2003, fay. Pessimamente vuoto, una buona ciliegia iniziale, una sapidità acquosa intermedia, il nulla lombardo in fondo. Odio sempre di più questi luoghi, e i bicchieri, pure. Che ci ho un po' la mania dei bicchieri, io. A memipiacciono, i bicchieri. Amemipiacevano. Dies Christoflæ.
Sto curando a vista i ripiani del mobile nuovo: che prima mancano, ora avanzano. Si riproducono nella notte, poi c'è chi prende e se ne va, diventa grande e si trasferisce, che so, in germania e va a fare il ripiano dell'ikea emigrato a spalare carbonella in renania (ma la renania non era in francia? non mi ricordo). This is oi topolinoi;.

Mi han regalato l'ennesima bottiglia di bordeaux numerata. Non c'è che dire, i vini franciosi han una peculiarità: le etichette. Vado a bere il dies caffæ.





rinunzio, che siccome le parole si devono dire a quattr'occhi, o sei, o otto, a seconda se si portino gli occhiali.
che.
uno dice: i tempi, i modi, le possibilità.
e uno pensa: di persona non è così, è differente.
ed invece.
e in vece, senza la D, mica cambia qualcosa, anzi. semmai il tunnel carpale.

così, io smetto, di parlare in giro.
che tanto faccio danni.

ecco.

 
 

 

Da ottobre a giugno, un martedì al mese, appuntamento a SpazioMusica Pavia con i grandi classici del cinema muto, rimusicati, rianimati, rumorizzati, suonati rigorosamente dal vivo.
Mescolando generi, esperienze e suggestioni.
Nuovo schermo, più posti a sedere, nuovo bravo presentatore cinefilo, pop corn (ma solo nell’intervallo). Più spettatori, ovviamente, ehi sto dicendo a voi.
Sul palco, noi cinque musici di bluEsForCe. Perché squadra che vince non si cambia.
Per chi fosse nuovo, il racconto e l’evoluzione della mia CINESTESIA, vista dal palco buio, è in questi post.

Vi aspettiamo. Grazie dell'ospitalità.
Zio Burp
-

CINESTESIA, Calendario 2007-08

  • 9 ottobre: Il dottor Mabuse: il grande giocatore – Fritz Lang (1922)
  • 13 novembre: La corazzata Potemkin – Sergei Eisenstein (1925)
  • 11 dicembre: Passione e morte di Giovanna d’Arco – Carl T. Dreyer (1928)
  • 8 gennaio: La febbre dell’oro – Charlie Chaplin (1925)
  • 12 febbraio: Aurora – Friedrich Wilhelm Murnau (1927)
  • 11 marzo: Come vinsi la guerra – Buster Keaton (1926)
  • 8 aprile: L’isola del peccato – Alfred Hitchcock (1929)
  • 13 maggio: Lulù - Il vaso di Pandora - Georg Wilhelm Pabst (1928)
  • 10 giugno: Destino – Fritz Lang (1921)