Caro papà,

Domani tu arrivi, qui, tra le ridenti montagne che fanno ciao e i cadaveri di donnine ignude gettate sui cigli di strade. Il prompruter è già in agitazione, perché ha sentito che rispondevo al tuo serve qualcosa?: office 2007, programmi per scoprire perché spesso ci mette 15 minuti ad avviarsi, un candelotto di dinamite.

Stiamo invecchiando, papà: tu stai per entrare nella fase cataratta, io nella fase più giovani di almeno dieci anni o non se ne fa nulla. Probabilmente un giorno non ci sarà più chi mi distruggerà ulteriormente il prompruter, non riesco ad essere ai tuoi livelli. Ti prende malinconia, a saperlo, a realizzarlo, ti vengono in mente miliardi di cose mai dette, né confessate.

Tipo.

Quella puzza strana di letame il giorno che facemmo 13 ore di camminata sulle Alpi partendo da Beaulard e tornando a Beaulard?  Ecco.

Il tubo di scarico di nera a Briançon intasato di mozziconi e tampax? Esatto.

La spina staccata del frigo andando via da casa tua, tu che eri già partito per fare il velista a caso per un mese? Indovinato.

Il calippo alla cola mezzo sciolto che finì sui capelli della tua seconda ex moglie? Sempre amato la pallacanestro.

La musicassetta di De Gregori e gli ombretti cremosi sempre della seconda ex? Medesima sorte di Briançon.

Il vaso cinese dell'ingresso? Eh, oh, se mi regalate i pattini poi non vi lamentate.

Le rigate sulla macchina quel giorno che la lucidasti così bene bene bene? Cazzo, si scivolava da dio dal tettuccio al cofano.

Nella civilissima Firenze (e altrove) la polizia può arrestare le persone per il reato (?) di lavoro abusivo. Possono essere sequestrati gli attrezzi anche ai lavavetri non colti nell’atto di compiere tale delitto: nella presunzione che l’avrebbero prima o poi compiuto.
E io sto qua con il pensiero di prendere qualcuno a pugni e aspetto i carabinieri. Magari mi arrestano. Sempre nella presunzione di.
 
Stamattina uno schieramento di polizia si presenterà alla ex fabbrica Snia di Pavia – magari in assetto antisommossa? – e farà radunare le povere cose ai 200 rom rumeni che lì vivono da tempo, sopra quel terreno intriso dei veleni di una produzione dismessa tempo fa seguendo soltanto gli interessi dell’economia e fregandosene tranquillamente del bisogno di lavoro di quelli che – ma guarda che retorica! – diedero sangue e sudore per sopravvivere (loro) e per arricchire (“i padroni”).
E i bambini che fra pochi giorni dovrebbero iniziare la scuola e uomini e donne che dovrebbero cercare e trovare lavoro potendo dichiarare una residenza (utile magari anche per l’assistenza sanitaria) saranno portati in un unico tendone allestito in no so quale piazza. Poi si vedrà.
Un sindaco – anzi UNA sindaco – non trova nulla di meglio da dire che i rom da Pavia se ne devono andare. Questi della Snia sono cittadini rumeni perciò cittadini dell’Unione Europea, quella dei "pari diritti tra i popoli". Alla faccia dei pari diritti.

07-03-19-Snia
Tanti lavavetri sono fastidiosi e arroganti? Sì. Molti rom fanno cose che mi fanno bollire il sangue? Sì.
In questa Europa di cui qualcuno rivendica la superiorità non si possono trovare soluzioni diverse? No. Non si vogliono trovare. Va di moda la politica che asseconda – oltre gli interessi economici privatissimi - il cosiddetto “senso comune” della cosiddetta “gente”. Fatto di luoghi comuni.
Il luogo comune di 200 persone sarà un tendone in mezzo ad una piazza.
 
Io in questa faccenda nulla ho potuto fare e anche stamattina sono qui a pigiare tasti, come da settimane, ogni giorno “in servizio permanente”, perché le informazioni siano visibili “in tempo reale” sul blog del Circolo Pasolini di Pavia. Che almeno non “passi di moda” il sapere come arma pacifica per combattere i luoghi comuni, tutti.


itopinonavevanonipoti

 

 

“Piacere, mi chiamo Anna, un nome palindromo ...lo sai?”

Certo anche “SS” (esse esse) è un acronimo palindromo ho pensato ma non ho detto niente, forse la battuta era stata detta per stupirmi o per misurare il mio grado di ignoranza.

La cosa era finita li o meglio avrebbe dovuto finire li invece sono andato avanti.

A pensarci bene la presentazione era stata illuminante ma avevo gli occhiali da sole, il corpo era snello e il profumo buono , forse un po’ troppo dolce.

Forse avrei dovuto capirlo quella volta che siamo andati ad un sagra di paese :

“Pansoti al sugo di noci e panissetta “ con tanto di orchestra.

Ti sei presentata con tanto di top color oro ,con tanti strass che swarosky sarebbe stato geloso, una gonna a ¾ con tanto di volan  e scarpe da ballo con mezzo tacco legate sopra la caviglia. Hai smosso con la punta della forchetta i pansoti , hai sostenuto che la panissetta era troppo unta. Ti sei presentata sulla pista da ballo come una soubrette provando il fondo come in una fase di riscaldamento per i mondiali di ballo. Hai sostenuto che era scivoloso , hai preteso che un volontario locale cospargesse la pista di sale, hai passato le seguenti due ore a lamentarti che la pista era impraticabile e che non potevi ballare con uno che aveva le scarpe con la suola di gomma. Hai chiuso la serata dicendo che avevi la pelle d’oca per il freddo. Ti sei incazzata perché non ti ho chiesto di salire da te.

Forse avrei dovuto capire qualcosa dalla tua pratica di cambiare sempre la firma sui tuoi assegni e di lamentarti con me e con i cassieri della banca perché  nessuno faceva caso alla diversità della firma per poi incazzarti come una iena perché hanno bloccato il pagamento di un assegno. Ti sei lamentata con il direttore perché ti aveva fatto fare una figura di cacca con la tua estetista.

Come la sera che ti ho invitato a cena a mangiare pesci, ho scomodato un amico ispettore di polizia per raccomandarmi ad un ristorante esclusivo. Lui mi ha presentato come un suo superiore e siamo stati ricevuti in pompa magna. Ti sei presentata vestita come la dea del mare, un vestito vaporoso, attillato nei posti giusti, una scollatura da svenimento, tacchi da vertigini permanenti. Abbiamo attraversato l’assembramento di aspiranti commensali in un mormorio misto di invidia e ammirazione . Hai attraversato la sala da pranzo, rifiutando sdegnosamente un tavolo centrale per avvicinarti alla finestra che dava sulla scogliera, il cameriere ti  ha accostato la seggiola mentre ti accomodavi dimenticandosi di chiudere la bocca e distogliere lo sguardo dal tuo balcone in mostra. Hai discusso con il cameriere riguardo al menu, hai preteso che il proprietario venisse al nostro tavolo, hai rifiutato in maniera imbarazzante ogni proposta culinaria contenente prodotti ittici, hai richiesto insistentemente della carne nonostante il proprietario  ti confermasse che nel suo ristorante si cucinavano solo piatti a base di pesce ma nei suoi occhi leggevo che un po’ di carne lui sicuramente te l’avrebbe servita.

Siamo usciti mentre insultavi il ristoratore e la sua progenie e io conversavo amabilmente con il mio imbarazzo che non mi ha lasciato finchè non ci siamo fermati ad un Take-way dove hai preso una pizza che hai sbranato appena fuori , sul marciapiedi mentre gli altri avventori mi guardavano come se fossi un pezzente che era uscito con la principessa.

Un sospetto mi è venuto nella notte mentre rivedevo ala moviola tutta la serata passata.

A mezzogiorno hai voluto incontrarmi, io volevo evitare accuratamente di entrare in argomento. Tu eri piccata , avevi un tono duro, mi hai comunicato con tono preciso:

“ I miei ex quando mi invitavano a mangiare pesci era solo un modo di dire , un eufemismo ! “

Ti ho guardata , non potevo esprimere tutto quello che mi passava per la mente, l’insulto più tenero era da codice penale. Tu aspettavi una risposta imperterrita .

La luce si accesa improvvisamente nella mia mente:

“ i topi non avevano nipoti “

forse è una frase senza senso ma è palindroma.

Tu mi hai guardato perplessa , stupita , ti sei resa conto di avere a che fare con un pazzo.

Mentre stavi per aprire bocca il mio cellulare si è messo suonare.

Era solo una che aveva sbagliato numero e mentre mi avviavo verso la libertà ne ho approfittato per chiederle “ mi scusi ma se un uomo la invita a mangiare pesci ,lei pensa sia un eufemismo ?”

chtulu

e manga



e sangue e distruzione


ma alla fine ritornano.

I villeggianti vanno al piccolo supermercato intasandolo, non sanno dove sia la roba, si instupidiscono nelle corsie. Nugoli di moscerini riempono l'aria, fuori. Una gru dietro i tetti è di riposo nel giorno del signore. Vado a comperare piselli surgelati e vellutata di pomodoro, per cucinare seppioline in umido. L'odore riempe la casa, e altre cose. I villeggianti non sanno neanche parcheggiare, sono arrabbiati della fine delle vacanze. Ho appeso nel bagagliaio un mazzetto di lavanda a seccare.

 

 





Io, di par mio, la prima cosa che sentìi scendendo dal treno fu l'odore: difficile da spiegare, un odore strano, di fica e di ferro, così diverso dagli odori di casa mia, salati e dolciastri: non c'era l'incenso, non c'era la sabbia, non c'era la tela grezza impregnata di sudore, no, c'era questo odore salato di, appunto, fica e di ferro, ferrigno, di vergella -avrei saputo in seguito, cosa sia la vergella- e gasolio, tutto un mischio, che mi prese il naso e gli occhi e mi fece sentire povero. 

 

 

Scovai i miei connazionali che divisero con me un letto a castello in un lungo casermone al di fuori pitturato a stabilitura rossa e imposte di pvc bianco e un giardino condominiale. Fui felice di questa sistemazione, nel mentre avevo trovato lavoro in una trafileria, metri metri e metri di filo di ferro che uscivano dall'altiforno e diventavano matasse pesantissime di vergella da arrotolare e trasportare chissà dove. Ero, appunto, felice, anche perché dormivo nell'alto del letto a castello e quindi avevo un soffitto dove disegnare la sabbia e il suk e il the alla menta e gli occhi di donne nascoste da organze a invitarmi a scoprirle. Però, mi resi conto, qui organze non ce ne erano e coi connazionali era una guerra a scoprire chi sarebbe stato il primo ad essere caricato su un pullman come un carro bestiame, uno sporco maiale pronto al macello. Mi sentìi infelice.

 

 

Poi, conobbi l'antico imbarcadero, dove scritte sconosciute sfidavano i benpensanti, e scoprìi chi poteva aver bisogno di me: dei pennuti, molto semplici, che chiedevano solo del cibo, in fondo, e lo chiedevano infidi e timorosi. Come me. C'era poco da star a scherzare, ero un cigno, e un germano reale, e una papera e un luccio, e un missoltino e anche un agone secco, da far alla griglia con un tocco d'aceto, come mi spiegò un vecchio pescatore che scacciarono qualche mese fa dall'imbarcadero perché era vietato pescare. Il vecchio mi piaceva, mi parlava in dialetto, parole dure e gutturali, così diverse dalle mie, eppure così uguali.

 

 

E allora davo cibo ai pennuti che nuotavano, cibo da hard discount, patatine da poco prezzo e un sorriso. Raccontavo loro del mio paese e loro credo mi rispondevano, e non si lasciavano sfuggire una patatina che fosse una strappandosela col becco, rubandola ai missoltini, con sullo sfondo le ville dei patronati e le antiche filande e i gelsi che ormai erano grovigli e i cipressi acconciati come puttane anziane buone solo più per pensionati in odore di minestrina.

 

 

Stavo a guardarli e sorridevo.

 

 

E, finito di mangiare, me ne andavo.

muflone lampadato scrive:
non so mica se ti piace, è davvero pesante, una cosa che fa abbastanza soffrire

muflone lampadato scrive:
mi è venuta voglia di scriverci su

muflone lampadato scrive:
il dolore non è uguale

muflone lampadato scrive:
se sei borghese o se non arrivi a fine mese

muflone lampadato scrive:
se sei un borghese benestante puoi permetterti la pausa-dolore

muflone lampadato scrive:
se non sai nemmeno cosa cazzo mangi domani

muflone lampadato scrive:
no, devi comunque sbatterti, sennò la ruota ti trita

muflone lampadato scrive:
moriresti in onore del dolore

muflone lampadato scrive:
e in onore del dolore è da pirla morire, non è una ovvietà

muflone lampadato scrive:
e io che ne so?

muflone lampadato scrive:
niente ne so

muflone lampadato scrive:
ma per mia predisposizione tendo di più a quelli che stanno al margine

muflone lampadato scrive:
rispetto a coloro che risplendono e hanno la strada facile davanti

feldmaresciallo scrive:
allegria!

muflone lampadato scrive:
esatto

muflone lampadato scrive:
e sai perchè?

muflone lampadato scrive:

perchè ai margini ci sta la vita vera

muflone lampadato scrive:
fuori dai margini lo sai che c'è?

muflone lampadato scrive:
dai dimmelo

muflone lampadato scrive:
allora te lo dico io

muflone lampadato scrive:
ci sta la vita edulcorata

muflone lampadato scrive:
quella che moltissimi fanno

muflone lampadato scrive:
quella che tento di non fare io

feldmaresciallo scrive:
era meglio se non lo vedevi

muflone lampadato scrive:
già

feldmaresciallo scrive:
sei più pesante del solito!

muflone lampadato scrive:
è l'ultimo film di Ozpetek che guardo, giuro

muflone lampadato scrive:
io il film ce l'ho già in casa

muflone lampadato scrive:
ed è il MIO film

Io sono un beccione da blog.
Coinvolgo le donne coi miei scritti suadenti e da figo che spacca il mondo (oltrechè i maroni della gente).
O, almeno, questo sarebbe nelle mie intenzioni, dato che, in fondo, il mio blog non se lo fila nessuno.
Lo leggono in 4 persone ogni giorno: il Feldmaresciallo, Silvano a cui ho tagliato le unghiette e adesso sa fare il login, mio zio Pino che è in pensione e si collega dalla biblioteca di Begato e mio cugino Claudio, detto “u sgumuriatu”, drogato dalla nascita.
Cinque, anzi, l’altra sera si è collegata la Rael per prendere la ricetta del carpaccio di melanzane...
Ma vi garantisco che se grandi manze lo filassero, cari lettori, aguzzerei i canini come le due guglie di Cala Goloritzé e ci potreste fare le esercitazioni di free climbing appesi a naso in giù.
Il blog è una espressione decadente di una società in delirio.
Non c’è verità qui. Non c’è scienza, né fantascienza.
C’è solo un buchino, un punto di vista aperto sul nulla.
E il nulla è bellissimo, è la cosa più scintillante che esista.
Perché il nulla esiste eccome, ed è pure in espansione.
Sta dentro la testa di alcune persone, si annida e prolifera bene, probabilmente sconfinando in un’altra dimensione, in quanto scientificamente non si spiega come una testolina tonda grande come un melone maturo ne possa contenere una quantità così elevata.
Ma veniamo al punto, e qui voglio il vostro serio parere, o illuminati Raelini:
se una certa parte del cosmo si azzuffa come un branco di galline voraci su un sacco di granone, allora, quando il granone finisce, che minchia succede?

Ho trovato la mia strada.
Nei prossimi giorni Rex muore e smette di rubare il nomignolo ad un bassista californiano che suonava ignudo e lo legava la pula alla fine di ogni concerto.
Il mio prossimo blog avrà un nome più intelligente.
Anzi, farò una mia piattaforma personale e la chiamerò Sbelinder.

Dio è morto, Marx è morto e anche Rex non si sente per un cazzo bene…