
«Io vengo a lodare Cesare, non a seppellirlo».
Shakespeare, Giulio Cesare, III-II

vagamente, di questi tempi, porta un tantiniello sfiga lavorare nel mondo del cinema.
Al pranzo sociale, di quelli che ci si ritrova in settanta ma sembra di essere di più, con le lunghe tavolate e le tovaglie di carta srotolate senza interruzione, tutti a cibarsi della stessa cosa e bere lo stesso liquido e a sperare tutti che la lavastoviglie funzioni molto molto bene.
AC'erano personalità di spicco della letteratura italiana ed internazionale: nello specifico ero seduta di fianco a Moresco e son sicura che Biondillo si confondesse con Nove, nelle fattezze.
Non sapevo che fossero grandi nomi ibsn, non lo sapevo ma lo sapevo, in relazione a quanto in realtà sapevo di non esserlo io. Una sensazione di non sapere basata sul sapere, alquanto spiacevole.
Il cameriere mi serviva dei sofficini. Era vestito con pantaloni a quadrettini bianchi e neri, la blusa bianca, gli zoccoli sanitari bianchi che legnavano il pavimento.
Mi serve due sofficini -riconosco un sofficino vecchio tipo da quello nuovo: un altro punto a favore per le leve calcistiche dal '70 all'80- e mi dice piano: Approfittane.
Approfittane di cosa, mi chiedo, sollevo lo sguardo e sorrido a due occhi che si perdono nella bellezza.
Gli rispondo: È un Sofficino pre o post? Mi guarda di sbieco senza capire e quindi comprendo: Leva Calcistica dell'80 o pure peggio.
Antonio Moresco si alza con un calice in mano, solleva il vino all'aria e dichiara deciso e puntuto che solo chi sa può. Se non sai, non puoi. E neanche provaci a saperlo, perché non puoi.
Non fa una piega, è giusto, concordo, faccio sì sì col capo. E con la forchetta scopro con gioia che ho un mozzarella e pomodoro e l'altro ai funghi, ai miei tempi rarissimo.
Il cameriere ora è seduto ad un tavolo in fondo alla sala. Mi alzo, il mio vestito svolazza, è azzurro con fiori maròn e beige, scivola morbido. Ho tacchi alti e sono truccata.
Fisso i suoi occhi e gli dico che non conosco né Rossellini né Bergman né Céline però so baciare all'infinito. Lui si gira verso un altro cameriere, palermitano, ha la faccia da palermitano, che sorride e dice andate, questa faccenda di Moresco e Nove ce la sbrighiamo noi, voi andate.
E usciamo, io e il cameriere che non sa cosa sia un sofficino pre- , corriamo fuori dalla sala, mano nella mano, fuori c'è una stazione di servizio, stanno facendo il pieno a una mini cooper modello pre- , nera colla capote abbassata, saliamo, metto in moto, guidiamo via.
Fiera di essere atea, fiera di esserlo quando la pietà, la carità, il perdono, l'amor paterno-filiale-famigliare tolgono l'ultima speranza di vita, assimilabile alla morte.
Ma. Anche.
Fiera di chi per una vita anche ha istruito bambini che altrimenti sarebbero finiti a far guerriglia o carne da macello per turisti occidentali. Fiera che il lavoro di queste persone sia la miglior risposta a chi invece dal comodo del proprio divano fa la bella voce sui danni collaterali.
Mi è sempre piaciuto viaggiare in treno.
Il paese dove sono nato è talmente piccolo da non avere nemmeno una stazione. La prima volta che vidi un treno dovevo avere quattro o cinque anni.
Oggi come allora mi sembra che il treno sia un intero mondo in movimento, mi mette addosso uno strano senso di malinconia felice. Il sorriso. Ogni volta che ci salgo non trattengo mai un sorriso un po’ amaro, non saprei spiegare, è una sensazione talmente caratteristica da non poterla chiarire, la sensazione del treno, solo quella.
Adesso con la fronte poggiata sul vetro del finestrino guardo scorrere un pezzo d’Italia colorata, autunnale, mi stupiscono il paesaggio e le case, come fosse la prima volta, come fossi ancora quel bambino che dovettero tenere forte per evitare che si lanciasse in mezzo ai binari per correre dietro a quella montagna di ferro che si allontava fischiando.
Ho capito una cosa in questi ultimi tre giorni. Il passato non lo si può fermare, per quanto crescere, cambiare, possa essere incredibilmente triste.
Scoprirsi a maneggiare fatture, ordini, incassi, parlare al commercialista, andare al sindacato, lasciare il bigliettino dicendo mi chiami in orari d’ufficio.
Non era certo questo che sognava il ragazzino che faceva l’amore sull’erba con Jasmina. Ma chissà cosa sognava, certo non il futuro.
Che donna stupenda che è diventata Jasmina. A passeggiare con lei per Roma mi sentivo in un film, o in un racconto, dentro qualcosa che non ha troppo a che fare con il reale. Nei suoi occhi, adesso, ho trovato poco della ragazzina di allora, non gli occhi dolcissimi e indifesi, ma uno sguardo fiero, non le braccia magre e bianchissime, ma un corpo maturo in un tailleur grigio.
Quando parla si muove poco e sorride ogni tanto. E di me, cosa è rimasto in me di quel ragazzino, lei, dice, mi ha riconosciuto dalle labbra e dal naso. Mi immaginava ancora coi capelli lunghi e la maglietta di un qualche gruppo musicale, ma dice che sto bene in giacca e camicia.
Poi aspettarla al congresso e trovare ogni tanto il suo sguardo.
Passeggiare insieme divertendomi nel vedere l’effetto che fa Roma a chi non l’ha mai vista, in via del Corso lei che mi prende la mano e vuole farsi una foto. Le metto il braccio sulla spalla esattamente come nella foto fatta dieci anni fa, lei capisce. Si volta e sorride.
Guardando la foto nel display della fotocamera sento come un senso d’ansia salire dallo stomaco.
- I want have it in my hands -
Lo dice seria.
Cerchiamo un posto per stamparla, ne faccio fare due copie.
Tramonta su Roma e noi camminiamo per mano, l’accompagno al suo albergo.
La sera lei ha una cena coi professori, con quelli del congresso.
Sarei partito l’indomani pomeriggio, ma le dico che vado via la sera stessa, dobbiamo salutarci, e ci salutiamo con un abbraccio forte.
Mi allontano, ma la guardo aspettando che scompaia del tutto, ed anche lei mi guarda fino all’ultimo.
Le campagne continuano a scorrere sotto un cielo sempre più cupo, da qualche parte piove.
Esco nel corridoio, c’è un po’ di gente. Chi parla, chi prova a dormire.
Io guardo dal finestrino e ho un sorriso, un po’ amaro.
Mi è sempre piaciuto viaggiare in treno.
Che c'è un film, in televisione, vecchio di anni e pieno di luoghi comuni, ma che lascia un senso di invidia, per una casa senza elettricità e serate con chitarre. Che non riesco a ricordare quando lo vidi la prima volta.
Che stasera esce l'ultimo erri potter, e che me ne frego che tanto manco ho letto gli altri.
Che forse devo comperare un libro di pesci. O sui pesci. O per i pesci. Se un libro è per i pesci è fatto di acqua e sale, che piacere, da moriiiiiiiire
Che fa caldo.
Che io ho comperato l'acchiappacoloregrey ma non l'ho mai usato, e stasera nella lavatrice ho messo i pantaloncini con l'etichetta rossa che ha macchiato tutto.
Che la mia lavatrice è comunista.
Che domani mattina ci ho 2740 lattine di vernice da etichettare, che si son dimenticati che erano da etichettare.
Che allora alle sei mi sveglio, metto su la mia macchinetta del caffè elettrica che così non mi dimentico di spegnere il gas e la caffettiera non fa lo shuttle per la cucina per la sesta volta. Che alle sei e mezza mi metto il casco e smotoretto verso le etichette alla chetichella.
Quando ho saputo dell'esistenza di Anobii mi sono lanciato come un forsennato. Libri! Librerie messe a confronto! Recensioni! Commenti! Condivisione! Dopo qualche giorno mi si è abbassata l'adrenalina, l'interattività era bassa, i gruppi troppi, il tempo poco, e insomma l'entusiasmo è un po' scemato. Oggi a pranzo ho rifatto un giretto per librerie e mi sono messo a chiedere a un po' di gente (criterio: gente che avesse almeno 50 libri in comune con me, che poi è la soglia oltre la quale scelgo i miei "vicini") che uso facesse di Anobii. Anche per andare sul concreto e stabilire se davvero vale la pena di sbattersi a inserire codici. Mi scuso con quelli che ho importunato, alcuni forse anche due volte. E chiuso il lungo preambolo, riporto il contributo di chi mi ha risposto. Erica Dees usa Anobii per capire quanti libri ha letto fino a oggi. Effettivamente è una domanda che a un certo punto uno si pone, e non è facile trovare risposta. Anche Regina ne fa un uso simile.Magtzedong74 è convinto che il software migliorerà di molto uscendo dalla versione beta, e (convengo) rimane dell'idea che la faccenda sia piuttosto interessante. Brad.dd concorda sul fatto che l'entusiasmo iniziale dopo un po' si raffredda, Amatig lo usa per mettere a posto MENTALMENTE i suoi libri ritardando il momento di metterceli FISICAMENTE e gli è inoltre utile per ricordare a chi ha prestato libri e dove ha messo quelli che non trova più. "Inoltre mi ricorda sempre che compro piu' libri di quanto riesca a leggere", aggiunge, il che è una verità che vale per molti. Silvia che ha anche un bel blog, come Brad e come molti su Anobii, è in piena fase di spinta e giura sulle molte virtù del network. Mi ha convinto. Secondo SostieneOz Anobii è d'aiuto, basta spulciare e avere fiducia. Il Bibliotecario lamenta gli effetti collaterali: Anobii è una droga! E' vero! Pietro Izzo usa Anobii praticamente come me: guarda i giudizi che danno gli altri dei libri, segue ma senza star lì ad affannarsi, come nei primi giorni. Arsenio,Frisia e Aryel sono ancora in piena fase di caricamento, Bianca ruba titoli agli altri, Elistardust ci ricerca i libri (giusto: con gli spremiagrumi si spremono gli agrumi, con i cavatappi si stappano le bottiglie, eccetera...). Giulia chiede consigli sui libri da comprare, Clutcher esprime giudizi articolati, anche critici, che riprenderemo più giù. Anche per lui Anobii è uno strumento valido nello specifico: trovare i titoli da comprare e mettersi al centro del flusso d'informazioni sui libri. Grenadier punta l'attenzione sulla differenza tra Anobii e altre cose web 2.0 come Twitter (ah, quanto siamo d'accordo sulla diffidenza per alcune cose...). Farfintadiesseresani segue i gruppi su Harry Potter: credo sia il primo che dice di partecipare alla community.
A Rael il basso livello d'interattività va benone, scopro che Intweetion è un vecchio amico che abbraccio forte. Anche Louie cataloga, anche Annalisa la pensa più o meno come me, che scopro ora che fare questa specie d'indagine è stata la cosa più divertente che mi è capitata da quando mi sono registrato su Anobii. La mollo qui per brevità, ma continua sui commenti. E farò aggiunte ricevendo gli altri messaggi.
Ringraziando anche Saverio e Michi, anche lui/lei focalizzata/o sulla bassa interattività. Poi ci torniamo.
postato da pantalk