La mattina iniziò nel modo solito e consueto, da oltre le colline la meliga si piegava sotto il peso del vento caldo che portava sapori di paesi d'oltre il mare, lontani, sconosciuti che potevo solo immaginare nel mio lavoro di traduttore, lire cinquanta a manoscritto tradotto, spese di ritiro e consegna a mio carico.
La signora Maria, che mi affittava una stanza affacciata sui portici di via Po, con un lampione dondolante di fronte che illuminava a chiaro tutte le mie notti passate a scrivere su carta ingiallita e affastellata sulla scrivania, bussò piano ma decisa, come suo uso.
La signora Maria era bassa e larga, coi fianchi meridionali sposati a un uomo secco di vecchio sangue torinese che per tutta la vita aveva pedalato verso la Venchi Unica al mattino e verso casa la sera, fermandosi per un bicchiere di bianco sporcato di vermouth al bar Elena, poco lontano, dove la piazza si apre senza lasciarti ancora immaginare quanto sia grande e col cielo per soffitto. Beveva il suo bianco sporco veloce, una mano tesa alla biciletta, in attesa della testa della signora Maria che si sarebbe sporta dalla finestrella della stanza che poi, una volta la signora Maria vedova, sarebbe stata affittata, puntuale a controllare dove fosse, cosa facesse, perché tardasse, se tardare si poteva chiamare un trangugiare veloce di vino scadente e un saluto silenzioso agli altri operai con la tuta sporca di grasso accanto, al bancone.
La signora Maria bussò, entrando il tempo giusto di farmi sollevare la testa dalle mie pagine e mi consegnò la busta. Uscendo, ribadì che la cena sarebbe stata servita da lì a poco, con un tono degno di un maestro di casa, senza far immaginare la minestrina di vaghi pezzi di verdura e il tozzo di pane in bella mostra sulla tovaglia, come un di più, un regalo della ditta, una gratifica natalizia.
La busta era gialla, con timbri e loghi, pesante nella sua sottigliezza, la aprìi con il tagliacarte dal manico d'osso ereditato da mio padre. Un oggetto non prezioso, non pesante, non lavorato, non necessario eppure così distintivo, il manico d'osso, la lama ossidata sul taglio.
Non starò a tediarvi su cosa ci fosse scritto nella lettera, con svolazzi e sigle di cortesia e timbri pressati con mano secca e usa a farlo.
Era una lista di cose che avrei dovuto fare.
L'importante era cosa dovevo fare, e lo feci.
Ore 06:20 - svegliarsi
Ore 06:21 - mandare affanculo la sveglia
Ore 06:23 - chiedere ai gattini: chi vuole cibo pappa?
Ore 06:24 - chiedersi dove cazzo è la caffettiera
Ore 06:25 - accendere caffettiera (elettrica)
Ore 06:27 - aprire e versare scatoletta Bocconcini alla puzza di Pollo Tacchino in piattini gattini
Ore 06:28 - avere una gran voglia di vomitare e non sapere come mai
Ore 06:30 - esclamare: ehi, il caffè è pronto! sigaretta!
Ore 06:30 - considerare: porcatroia, ho messo l'acqua e non il caffè
Ore 06:31 - rifare caffettiera
Ore 06:33 - accendere pc
Ore 06:34 - pigliare per il culo contatto msn che va a lavorare da due giorni e già chiede la pensione
Ore 06:36 - ululare: caffèèèèèèèèè, porcozio, caffèèèèèèèèèè
Ore 06:37 - fare comizio: vo-glio be-re il caf-fè
Ore 06:45 - domandarsi: no, scusa, perché si deve inchiodare il pc? cioè, cazzo, non c'è NIENTE aperto.
Ore 06:46 - ricordare: ah no, era rimasto red tube in stand by
Ore 06:47 - chiedersi se la polizia postale abbia il mio ip
Ore 07:01 - avere conversazione privata con mentore
Ore 07:02 - chiedersi se il mio mentore non mi consideri leggermente deficiente
Ore 07:03 - decidere che anche il mio mentore è un po' deficiente
Ore 07:17 - gridare: caffèèèèèèèèèèèèè
Ore 07:18 - accendere altra sigaretta
Ore 07:37 - fare grattini gattini
Ore 07:45 - iniziare giornata e fare prima lavatrice
Ore 08:00 - pulire vetri
Ore 08:47 - fare seconda lavatrice
Ore 08:50 - cambiare piumone
Ore 09:00 - uscire vivi dal piumone
Ore 09:01 - decidere che i piumoni sono armi segrete dei marziani
Ore 09:02 - avere pausa filosofica: caffè, sigaretta e sguardo da sterminatore verso alloggio
Ore 09:03 / Ore 11:51 - fare: polvere, pavimenti, bagno, cose, nel frammezzo caffè, sigarette e scaldare patate arrosto
Ore 11:52 - considerare che le patate arrosto riscaldate fanno schifo, mangiare stracchino usando grissini per posate
Ore 12:01 - addormentarsi con grissino in mano
Ore 14:01 - salutare tizio adorato via msn
Ore 14:02 - assicurare a tizio adorato via msn che entro le 16 avrò terminato di pulire casa, stirare, cucinare, installare sul pc grande windows xp professional COMPERATO
Ore 14:03 - fare risata satanica di scherno come sottofondo
Ore 14:04 / 17:45 - terminare pulizie, stirare, cucinare, installare sul pc grande windows xp professional COMPERATO
Ore 17:46 - accendere pc autocomplimentandosi per essere in ritardo di solo un'ora e tre quarti
Ore 17:47 - vedere che inizia a piovere, sul ramo del lago di como
Ore 17:48 - fissare lo schermo del pc e dirsi che è solo un temporale
Ore 17:49 - sentire un click e sapere che è saltata la luce
Ore 17:50 - comprendere che non è saltata la luce, hanno proprio LEVATO la luce
Ore 17:51 - accettare che la propria vita è più triste di una barzelletta su Pierino
Ore 17:52 - per tutto il resto c'è mastercard