La pioggia, il freddo e il piumone abbandonato di fretta quando la sveglia ha suonato per la quarta volta si aggiungono al fatto che non ho mai amato particolarmente la montagna, i sentieri, le foglie secche sul terreno che sotto ci posson stare animali strani. Ma Cecco procede spedito, devo stargli dietro, non posso tornare giù e rinunciare.

Ieri mattina mi è arrivata la telefonata: stanotte si va. Poi un'altra: rimandiamo, domani mattina devo portare la macchina per la revisione, facciamo domani sera. Ho passato la giornata come al solito, sul divano, la bottiglia di coca cola per bere. Controllavo di continuo il cellulare: zitto, neanche un sms. Mia madre mi ha chiamato per la cena, ho fatto fatica ad alzarmi, non avevo fame. Mio padre come sempre mangiava e parlava assieme, gesticolando, neanche più lo guardavo, facevo a occhi chiusi il sentiero su per andare al Musinè.

 

Cecco si ferma, si gira una sigaretta silenzioso. Aspetto dietro a lui, mi accendo una delle mie: mi disapprova le mie sigarette americane, come non approva il litro e mezzo di coca cola che mi bevo ogni giorno, che ogni tanto (spesso, a dir la verità, anzi, quasi sempre) io guardi le tv del nemico, che mi metta scarpe da ginnastica di marca imperialista e soprattutto dà di testa quando faccio gli aggiornamenti di windows. Lui usa un sistema operativo sviluppato da una cooperativa di Gioia Tauro. Che non funziona tanto bene, secondo me.

Il Musinè è una montagna a pochi chilometri da Torino, piuttosto famosa perché si dice ci siano gli ufo.

Oppure gli spiriti, insomma, cose inspiegabili e paranormali.

Io non ci credo granché, in fondo anche su Focus di qualche anno fa in un articolo spiegavano che è colpa delle rocce se le bussole impazziscono: sembra che ci sia un mucchio di materiale magnetico, come si dice, e questo magnetismo sbielli tutto. Ma la gente di qui parla di spiriti e ufo: se da una parte molti se ne tengono alla larga altrettanti son sempre qui con cannocchiali e a far falò alla mago Merlino.

 

Quando il direttivo ha scelto il Musinè io ho provato a dire che non era una buona idea: troppi curiosi, troppi esploratori che sarebbero arrivati alla casamatta.

Ma il capo cellula, Gustavo, è un appassionato di Rol, famoso mago torinese morto qualche anno fa, e non ha voluto sentir ragioni.

A proposito, il mio nome in codice è Vittorio. Da Vittoria, che tradotto in greco è naiki, come le mie scarpe da ginnastica.

 

Io e Cecco spegnamo i mozziconi e li intaschiamo, per non lasciare tracce.
È ancora notte, mancano due ore all'alba. 
Siamo nel buio con il sentiero a memoria, le stelle in alto ci fanno da torcia. Riprendiamo la salita e dopo aver camminato ancora quaranta minuti arriviamo al nascondiglio. La casamatta è un piccolo avamposto ancora della prima guerra mondiale, una stanza con degli infernotti. Il tetto è ancora intero e non si corre il rischio che pioggia o neve ci entrino. Ogni tanto troviamo tracce di animali, una volta anche una volpe morta, ma non possiamo mettere la porta o chiudere le finestrelle, i contadini se ne accorgerebbero subito. Il pavimento è a battuto leggero: basta scavare, nascondere le armi, ricoprire, pigiare bene con un ramo piatto che ho trovato io fuori dal casotto e sembra che niente sia stato fatto. 

Le armi le nascondiamo man mano come ho letto io sul libro della vita di Franceschini: una scatola di latta imbevuta di petrolio, e via. Non ho trovato meglio che un secchio per olio da camion, di resina, da 10 litri: né troppo piccola, né troppo grande, coperchio ermetico e resistente alla ruggine. 

Il mio problema è solo mia madre, che non fuma e allora ha un naso fine e sente subito che ho addosso un odore strano. Dopo due volte di rottura di palle, sei un comunista fannullone trovati un lavoro, cazzo c'entra poi come frase, le ho detto che aiuto un meccanico di Avigliana e così non mi chiede più come mai io puzzi di gasolio ogni volta che salgo su al nascondiglio a portare nuove armi.

 

Cecco entra nel casotto, io aspetto un momento fuori: sono stanco, odio camminare in montagna. Odio salirci, odio scendere, odio questo posto troppo silenzioso. Quando sono qui ci credo anche un po' che 'sto posto sia stregato e che i marziani ci atterrino. Gioco col mio zippo che ho in tasca, lo tiro fuori, mi casca dalla mano. Fa una caduta strana: come se qualcosa lo trascinasse giù. Lo raccatto e ho quasi la sensazione di non riuscire a staccarlo da terra.

Sento Cecco parlare, lo raggiungo.

 

Sta bestemmiando: dentro la casamatta c'è un capriolo morto. Deve essere schiattato da poche ore, al massimo il giorno prima: ha una rosa di proiettili intorno al costato destro. Il cacciatore non è stato un genio. I caprioli vanno abbattuti subito sennò scappano e non li trovi più, come ha fatto questo. Trascino la carcassa verso l'ingresso, mentre Cecco inizia a scavare col ramo, intanto mi dice, ripete per l’ennesima volta, come sia ora di prendere in mano la situazione.

La torcia, a terra, si spegne all'improvviso. La agito, accendo, niente, è morta.

Non è più tempo di lasciare in mano il paese a questa gentaglia, compagno Vittorio, la destra avanza (mettiamola in frigo, penso io) e l'ora delle armi è giunta, basta parole, basta umiliazioni. Il compagno Ernesto, in sezione, ha un bel dire dialogo dialogo dialogo (il compagno Ernesto si fa troppi cicchetti, aggiungo in silenzio), basta parlare, è ora di agire! Scenderemo a Rivoli, armi in pugno e inizierà la rivolta! Rivoli, poi Torino e arriveremo a Roma e tutti sapranno, tutti tremeranno, tutti capiranno (a Roma come ci arriviamo? Con l'intercity? hanno anche aumentato il biglietto) e se non vorranno capire sarà il braccio armato a farglielo entrare in testa, una buona volta!

Cecco scava al buio mentre parla, sento il legno che cozza contro il secchio. Lo vedo infilare le braccia nella buca e sollevare. Non solleva niente. Tira più forte, nulla. Mi avvicino, Cecco si sforza, provo ad aiutarlo. Niente. La latta di resina è incollata al terrapieno. Tiriamo, tiriamo, resta lì. La apro, inficco le mani a prendere le skorpio avvolte negli stracci pieni di petrolio, stanno appiccicate al fondo. Cecco mi guarda stravolto dallo sforzo e dal non capire, io ripenso al mio zippo che faceva fatica ad essere raccolto, prima.

Ci sediamo rossi in faccia: è come se avessimo cercato di sollevare una putrella pesante trecento chili senza usare un paranco. Uno sguardo e ci lanciamo carponi sulla buca, riproviamo a tirare su quelle cazzo di mitragliette, neanche le munizioni legate assieme con gomitoli di canapa si smuovono di un centimetro.

Cecco fa un grido, si è sentito strappare la schiena, ci risediamo respirando pesante. Ci riprovo io: è tutto incollato al terreno.

Cecco si gira una sigaretta, io prendo lo zippo, lo accendo e la fiamma mi avvolge la mano: faccio cascare l'accendino mentre la puzza dei miei peli strinati riempie la casamatta e si aggiunge all'odore di cadavere del capriolo. Mi viene da vomitare e neanche faccio finta di recuperare l’accendino, so per certo che è appiccicato a terra.

Passa mezz'ora. Cecco mormora Roma, colpirli, rivoluzione, Berlusconi, figuradimerda, potere al popolo.

Con un piede faccio cadere un po' di terriccio nella buca. Lui si alza, curvo, la schiena s'è strappata davvero, mi sa, chiude il secchio, lo ricopre a manate. Quando ha finito io rifaccio il battuto col pezzo di legno.

Mi guarda, Cecco, piegato come un vecchio e con le mani sulla schiena. Dico solo okay. Non mi riprende come al solito per la parola americana: mi aiuta quel che può a caricarmi in spalla il capriolo e mentre scendiamo a valle mi dice di un suo amico macellaio che ce lo può pulire e frollare senza fare troppe domande.



Festeggio...

        ...festeggio di brutto.

Chi non salta neroazzurro e' e' e'.

Minchia che saltiiiiiiiiiiiiiiiii.

cazzo. troppo tardi. sono arrivata troppo tardi.

metti qualunque cosa che abbia attinenza all'inter e ti licenzio.

Io non sono intonato.
So muovere il diaframma, questo sì. So impostare la voce, il tono, persino la mimica: un grosso respiro, senti salire su e tutto termina lì. Finisce. Perché io non sento la musica. Vado a memoria. Ma non sento il ritmo, le note, nulla. Corro, se si tratta di cantare in compagnia, una chitarra du' canne 'na spiaggia un falò ecorrecorrecorrelalocomotiva, arrivo prima io della locomotiva, della fiaccola e pure del nonno dell'anarchico. Il mio sibililvaporesembracosaviva c'è già dopo nonsochevisoavesseneppurecomesichiamava. Perché vado a canzone dell'autore. Lo imito. So tutte le pause del pensionato, lo sento ogni mattina e ora non mi viene come continui, però giro la minestrina così, se è la versione studio, guardo la pendola se è la versione dal vivo. E la bambina rimane in bikini amaranto anche lei in varie versioni. Ma toglietemi la base ufficiale e rotolo giù come un sasso che prende sempre più velocità ed arriva al fondo del pendìo in pochissimo, con gli altri cantori rimasti in cima al dirupo a guardarmi e chiedersi dove cazzo io sia finito. Al tutto, aggiungere che sono stonato come una campana e mi ricordo di prendere una nota più bassa quando ormai la canzone sta finendo, e saprete quanto tutto ciò sia triste, a dir poco.
Eppure credevo di essere un fantastico cantante, come anche un ottimo calciatore: passavo tutto il pomeriggio a far rimbalzare un pallone contro il muro della camera immaginando partite vittoriose in cui, ovviamente, ero più bello di Cabrini, l'unico con cui Zoff parlasse, il traduttore d'italiano per Platinì.
Ora, dopo tanti anni, capisco di esser stato un bambino a pochi passi dall'autismo o un possibile sociopatico. Ed un doppiatore di cantanti.
Ora, dopo tanti anni, mi rendo conto di essere solo, ugualmente. Le sensazioni di essere nella squadra campione del mondo 1982 oppure di stare su un palco seduto su una sedia con un fiasco di vino accanto ai piedi sono state sostituite dalla certezza che alla fin fine sono solo e non riesco a farmi compagnia neanche in un misero e triste autodafé.
E meno male che non ho mai immaginato di credermi uno scrittore, sennò sarebbe stato davvero da ridere.

 




  Num Perc. Search Term
drill down 2 15.38% vi amo tutti in questo bar nanni moretti la messa è finita
drill down 1 7.69% infilare tampax
drill down 1 7.69% finisce presto e di solito non pulisce
drill down 1 7.69% bigmouth gigi agostino
drill down 1 7.69% le donne fanno la cacca nel wc.
drill down 1 7.69% autogrill menu mattina
drill down 1 7.69% vi amo voi tutti che siete in questo bar
drill down 1 7.69% marchesa casati fallarino archivio foto e diari
drill down 1 7.69% arriva starnuto
drill down 1 7.69% le donne fanno la cacca nel w, c.
drill down 1 7.69% frigorifero metallizzato dove si mettono le bottiglie di vino
drill down 1 7.69% marchesi casati

drill down 3 13.04% cazzi
drill down 2 8.70% is five oh clock
drill down 1 4.35% clicca sulla foto
drill down 1 4.35% sim at
drill down 1 4.35% leuconoe1979
drill down 1 4.35% ascii art c
drill down 1 4.35% tavolo in decoupage finto marmo
drill down 1 4.35% pulipulipu
drill down 1 4.35% suppellettili
drill down 1 4.35% endrigo
drill down 1 4.35% zirconi
drill down 1 4.35% casa di ringhiera gatto
drill down 1 4.35% parallelepipedo pochette
drill down 1 4.35% rael
drill down 1 4.35% cacca e mestruazioni
drill down 1 4.35% finestre con grate
drill down 1 4.35% roma non far la stupida stasera... testo canzone
drill down 1 4.35% ascii art heart
drill down 1 4.35% testo della canzone roma non far la stupida stasera
drill down 1 4.35% fidanzamento in casa

rael scrive:

oggi alle 15:30 arriva MAREA DI VECCHI
rael scrive:
160

tony pisapia scrive:
vecchiacci

rael scrive:
li han portati a spasso

rael scrive:
cioè CAZZO ce ne era uno CON L'OSSIGENO

rael scrive:
cmq

rael scrive:
dopo la passeggiata son arrivati da noi

rael scrive:
160

rael scrive:
centosessanta

tony pisapia scrive:
elamadonna

rael scrive:
media di età: 80 anni

rael scrive:

rael scrive:
non si sa come mai ma il buffet è sparito in 20 minuti

tony pisapia scrive:
capisco i tuo poveri piedini

rael scrive:
esatto piedini!

rael scrive:
cmq

tony pisapia scrive:
poveri piediniiiiiiiii

rael scrive:
cosa facciamo fare a centossessanta VECCHI?

rael scrive:
di cui uno con ossigeno?

rael scrive:
KARAOKE!

rael scrive:
karaoke di romagna mia

tony pisapia scrive:
ahah c'è sempre quello con l'ossigeno

rael scrive:
tango capineeeeeeere

rael scrive:

rael scrive:
e intanto i VECCHI

rael scrive:
sfuggivano agli accompagnatori

tony pisapia scrive:
a mezzanotte vaaaaaaa

rael scrive:
evvvvai di caffè corretti grappa fernet

rael scrive:
yeeeeeee

rael scrive:
cmq

tony pisapia scrive:
yeeeeee

rael scrive:
nel bel mezzo di mi pare rose rosse per teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

rael scrive:
arriva uno

rael scrive:
antefatto

rael scrive:
i miei capi son due cape

tony pisapia scrive:
ho comperato staseraaaa

rael scrive:
fanno il poliziotto buono e il poliziotto cattivo

rael scrive:
siamo tutte e tre al banco

rael scrive:
arriva sto tizio trafelato

rael scrive:
rose rosse per teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee intanto

rael scrive:
e sto qui mi chiede:

rael scrive:
MA NON LA FATE VEDERE LA PARTITA?

rael scrive:
io lo guardo e gli dico NU

rael scrive:
il poliziotto buono : STA SCHERZANDO?

rael scrive:
il poliziotto cattivo MAVAFFANCULO TE E L'INTER

tony pisapia scrive:
...

rael scrive:
bon

rael scrive:
finito.

rael scrive:ho comprato staseraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

tony pisapia scrive:
e il mio amoreeee lo saaaaaaa

rael scrive:zam zam zam za zam zam


Due giovani editori pazzi hanno scelto un vecchio pazzo per fargli fare il direttore editoriale della loro collana di narrativa italiana.
Cliccando qui potete scoprire chi sono i pazzi e, se vi interessa, quali sono i libri che la casa editrice NON cerca.
Cliccando qui, invece, il vecchio nudo che fa il bagno.
Qui, sorpresa.