Ueilà, facce da gallina stitica, come va? Io lunedì mattina ho rotto la scheda grafica del piccì.
Cioè, non è che l'abbia proprio rotta, diciamo piuttosto che

  • Mi arriva una e-mail dalla Ubisoft: Gentile cliente GneppoGneppo (sì, sono io, e allora? non posso avere una e-mail a nome gneppogneppo@colcazzochetidoilnomevero.com?) ma lo sa che abbiamo realizzato la versione 4 del miticofavolosoollallà simulatore di cucina thailandese Cucina il Cane con Noi IV? Lo pre-ordini subito, edizione numerata speciale supersucchia in scatoletta di metallo con salino e pepino omaggio e anche ricettario in vero zigrino scritto con inchiostro di seppia!
    Minchia, lo voglio, mi dico, minchia lo pre-ordino, lo faccio, minchia lo devo pagare.
  • Ricevo il pacchettino del giochino nuovo. Lo installo! Lo installo! Non va. Perché non va. Stronzo giochino. Miserrimo giochino.
  • Leggo sulla scatola di Cucina il Cane con Noi IV:
    Scusa, utente imbecille, prima di pagare 79,50 £, hai controllato se il tuo piccì ha le directx 9.0? (no) E il pixel rendering 2.0? (che minchia è) E la memoria di almeno 512 Mb? (adesso pretendiamo anche la pace nel mondo, già che ci siamo!) Forse il pirla sei tu e non il monitor che stai sfasciando con il mouse (minchia mi ha beccata) vai un po' a vedere nei forum geek che si dice a proposito (devo proprio?) e scoprirai che devi cambiare la tua scheda grafica (ah).
  • Secondo voi, quanto costa una scheda grafica che supporti Cucina il Cane con Noi IV?
    Un prezzo variabile dai 250 ai 400 euro.
    A questo punto viene decretato che IO sono un Genio Del Male.
    IO, non VOI.

Poooooi, mercoledì, sono andata in gita con i VECCHI.
I VECCHI, da me chiamati in blocco VECCHI, sono un blocco, appunto, di VECCHI che fanno le gite in montagna.
Ovviamente nel gruppo dei VECCHI si salvano il mio papàelasuafidanSata e al massimo due altre persone, ma solo perché leggono il blog e poi alla prossima gita mi buttano giù da un dirupo.
Siamo andati a fare una pista tagliafuoco traversata bassa del monte Musiné.
E sti cazzi, direte voi. 
E sti cazzi, rispondo io, perché stiamo parlando di ben 14 km di su e giù e vai qui e vai là con dei VECCHI(eccetto papàelasuafidansataealtreduepersone che non sono VECCHI ma solo perché leggono il blog e bla bla bla). Insomma, per farla breve, mi sono inchiodata i polpacci e ho camminato 14 km con dei VECCHI (ciao papà ti voglio tanto bene, è quasi pasqua, mi serve una macchina fotografica digitale nuova).

Poooooooooi giovedì non ho fatto un cazzo.

Poooooooooooooooi venerdì idem, cioè, una roba l'ho fatta ma siccome su Google appaio in prima fila e mi può beccare chiunque (ciao mamma la prossima settimana è pasqua ho visto una fantastica stampante compatibile con Windows Vista) non ve lo dico ma sappiate solo che ho guidato tanto tanto e bevuto tanto tanto e sono stata assieme ad alcune persone più belle che esistano al mondo (che non siete VOI, ovviamente) e ho dormito nella camera da letto più bella che esista al mondo con una delle persone più belle che esistano al mondo e secondo me ora volete sapere se è maschio o femmina io non ve lo dico sappiate solo che sono iscritta a un forum di persone transgender così avete tre opzioni e vi arrovellerete tutta la settimana su 'sto quesito.

Ora ho finito il mio tumbler pieno all'orlo di martini extra dry mescolato con olivetta verde e vado a cuocere le ricchitelle con il pesto ciao ciao a tutti, burp.

 

Scendiamo dal treno alle ore 14:46 precise, sono le 14:51 quando usciamo dalla stazione, con il paese che si apre di fronte a noi. Io con uno zaino con le cuciture che scoppiano, lui con una valigia più tonda che quadra. Alle 14:53 fermiamo un taxi che sgomma via quando l'autista capisce che chiediamo indicazioni e non una corsa da pagare. Alle 14:55 camminiamo,
[prendo il biglietto, leggo le poche indicazioni]
[una stanza con parti di noi sparse in un getto d'acqua che ci attende]
cosa non darei per una doccia, mi dici, ti guardo di sfuggita mentre i negozianti ci osservano passare da dietro le loro vetrine e si rifugiano nei loro banconi quando il rumore delle nostre scarpe si fa troppo forte.

Abbiamo lasciato tutto, almeno, io ho lasciato tutto, è normale che sia la lei che lasci tutto, che si metta un velo in faccia a coprire quello che è stato per non prendere quello che sarà. Alle 15:09 lui zoppica, è stanco
[il reale bussa in giardino attaccato ad un mozzicone lanciato con la mano a conchiglia]
allungo la mano per aiutarlo con la valigia, ma con uno scatto me la leva di torno; alle 15:12 siamo di fronte al portone, io busso piano, il suo dito che si incolla al citofono.

Sì, buongiorno, fatto buon viaggio? Venite, ecco, prendete le chiavi, allora, prendete la strada a destra, sempre diritto, costeggiate il cimitero, all'incrocio prendete la sterrata che va in su, quando incocciate la cabina dell'enel prendete il sentiero a sinistra e salite, mezz'ora e siete arrivati.
[giustificare-correre-affannarsi]
Sento lui sbuffare e quasi svenire sulla valigia, si accascia dentro, ecco i soldi, ecco la chiave, buongiorno, buongiorno, grazie per il caffè che non ci ha offerto, avrei usato volentieri il suo bagno, non ci ha fatti neanche spostare dall'ingresso, c'era odore di varechina e di gatti e minestre, alle 15:27 siamo di nuovo in strada, i negozianti, il sole, il tassista non è neanche esistito, sospetto, e come lo avremmo pagato, non abbiamo più un soldo, gli facevo una sveltina? camminiamo di nuovo, chiudo gli occhi, vado avanti, andiamo avanti.

Alle 15:59 siamo al cancello del cimitero, alle 16:24 alla cabina elettrica, alle 16:27 inciampo, ci fermiamo a riposare e lui si siede sulla valigia. Bevo dell'acqua, gli porgo la bottiglia: la svuota, la accartoccia, riprende ad arrancare con in mano il suo rifiuto riciclabile. Alle 17:02, in cima al costone, siamo arrivati.

È una casupola, una stanza, un bagno, una stufa, una brandina, polvere. Alle 17:06 lui poggia la valigia in terra, io mi sfilo lo zaino, lo apro, chiudo gli occhi. Lo sento andare in bagno, bestemmia perché lo sciacquone non funziona -siamo in montagna, cristiddio, ancora grazie che ci sia un'autoclave in un pozzo- inciampa, bestemmia ancora, esce fuori e dichiara che ha fame, sonno ed è pure stufo, abbiamo fatto una cazzata, lasciare tutto per solo questo,
[io ho lasciato la città, gli amici, l'auto, la televisione]
lasciare la città, l'auto, gli amici, la televisione.

Alle 17:18 riprende la tiritera: e il lavoro, e il freddo, e se piove, e la legna, e gli animali, e gli insetti, e la terra, e il cibo, e la branda, e la morte,
[verrà la morte e avrà i tuoi occhi mi dico]
alle 17:22 prende dallo zaino un panino al prosciutto, lo scarta dalla stagnola, lo azzanna;
[verrà la morte e avrà i tuoi denti]
entro dentro, il rumore del suo mangiare resta fuori.

È una baita: l'ho comprata con i pochi soldi che avevo da parte e la vendita dell'appartamento a Milano. Non ha nulla e mi piace proprio per questo. Alle 17:26 sento la stagnola rotolare giù dal pendio, alle 17:28 entra e mi guarda la schiena:
[abbasso la testa in anticipo sulle sue parole]
torna giù, è stato stupido, mi chiede scusa, ciao. Alle 17:30 prendo la scopa di saggina di fianco alla stufa, sfilo via le ragnatele ed inizio a spazzare.

 


Ormai è tardi, e non sai più come rimediare, come fare, e ricordi ingobbendoti che senti l'emozione della vergogna che sale sulle spalle e arranca tra le scapole.
Lei è nervosa, nervosissima, che immagina qualunque catastrofe e si accascia pensando che è obbligatorio succeda, normale che accada il disastro. Sono strani giorni, la trovi fuori dalla porta e le chiedi Come va? Tutto bene? Questo è il tuo cane? Mi fa l'occhiolino, no, non andartene, resta qui, resta con me, fatti saltare addosso, fammi pensare che potrò annusarti.
Ma lei se ne va.
Io sono una rockstar.
Credo.
Mi prende il sonno, interminabile. Devo ricordare che sono una rockstar.
Mi sveglia la luce: è mattina tardi. Ho dormito poco: cibo, vino, fumo, l'ora legale. Ho mal di testa e sapore acido sulla lingua. Il primo pensiero è ai giorni venire. La cucina è un campo di battaglia, ogni bicchiere in casa è sul tavolo, sporco. La gatta grigia cammina tra le posate, afferra un pezzo di pane, mi guarda per difendere il bottino.
Così tante cose da fare e così poco tempo per farle, così poco che rinuncio. Ho sognato che ero una rockstar.


C'è il nervoso, dove siete, cosa fate. Chi siete, dove andate. Le dita al naso, per sentire se l'alpeggio è sulle unghie, il sudore che rivola sulla schiena. La scaletta di parole, e accorgersi che ora è tutto finito, terminato, è un capitolo chiuso. Quella persona la conosco da vent'anni. Ho vomitato nella sua macchina, una volta, forse due. Gente che mi guarda, io controllo il reggiseno, la spallina si è appena rotta, il mio sorriso assume contorni da ictus. Quella persona la conosco da vent'anni. Gli ho rubato dei cd.
Il signore di fianco a me è tranquillo, se io avessi delle scarpe sfilabili lo tacchetterei con violenza giusto per innervosire un po' anche lui, ma niente da fare, ho degli stivali e non stivali qualunque, no, ho su gli stivali con il tacco destro che si piega in avanti e il tacco sinistro che si piega all'indietro, con il fine comune di entrambi di spanciarmi a terra -in avanti o indietro, quello è il dilemma, la vita e i suoi misteri risolti così: non importa in che direzione cadi, resta il fatto che caschi giù.


Poi l'autostrada, con l'alba piantata in fronte. Il mal di testa che prende il sole. L'indifferenza per cosa è successo. Preparare cose. cibo. Pulire. dormire. Ritornare alla normalità e chiedere scusa ai boschi dell'Amazzonia. C'è un posto libero, in auto. Se mi chiedessero vuoi un passaggio, fino a dove, boh, non si sa, risponderei, boh, non so, magari sì.

 


Fujiko:

  • Davvero, non è che si vogliano fare piagnistei, o che. È proprio questione di nutrimento. Ci son piccole cose, piccoli accorgimenti, una frase, anche solo una parola, che rischiarano tutto. Accorgersi di aver detto quella frase, quella parola, di aver fatto piccole cose con piccoli accorgimenti e subito proteggersi sotto il cappotto del duro e puro e tu sei solo una fica da scopare non salvaguardia nessuno, solo picchia forte e fa cadere stanchi sotto le botte a gragnuola. C'è chi sta bene nel silenzio, io sono una di quelle persone. Mi piace il silenzio dell'essere nella stessa stanza, di leggere o fare o mangiare per me e non per altri. Ma è un silenzio interrompibile, che è piacevole interrompere. Il silenzio perché bisogna stare zitti, invece, è brutto, molto brutto, rende sordi e anche ciechi, allontana, ci fa perdere abitudini, piccole condivisioni, segreti tutti nostri. Ora io torno a lavorare, che ci ho un mucchio di faccende da sbrigare.

Goemon:

  • Sì, ciao, ciao, ci si becca.

Intercettazione telefonica del 15 Ottobre 1971.

 



Il montaggio dei tornelli alla libreria Massena 28 è quasi concluso.
Soddisfazione da parte del Sindaco Chiamparino: "Sono certo che venerdì non ci saranno problemi".
mmm

mangiare bere camminare toccarsi leccarsi fare l'amore venire acquietarsi avvinghiarsi addormentarsi sognare svegliarsi baciarsi fare l'amore prendere il caffè fumare uscire instrada
tutto questo
non l'ho ancora
e già mi manca

 

 

L'avvocato al processo: il mio cliente si dichiara colpevole ma la amava
Si conoscono sul Web, lui mente e la uccide
Tragedia ad Amburgo. La vittima è una politica della Cdu strozzata da un trentenne: non voleva più sentirsi dire che era un bugiardo
La vittima: Regina K., tedesca 28enne e tesoriera comunale della Cdu ad Amburgo
La vittima: Regina K., tedesca 28enne e tesoriera comunale della Cdu ad Amburgo
ROMA - Come molti single cercava in rete l’anima gemella. Ma Regina K., tedesca 28enne e tesoriera comunale della Cdu ad Amburgo, sul web ha incontrato il suo assassino. Regina era sola, scrive il tabloid «Bild». La bionda attivista politica ha conosciuto su Internet il tecnico del catasto, Christian S., 30 anni, e si è innamorata di lui. Per mesi l’uomo le ha raccontato delle frottole: «Diceva di essere medico presso l’esercito, di aver lavorato come pilota di elicottero in Afghanistan - racconta la sorella della vittima - i suoi genitori abitavano lungo l’elegante viale Elbschussee, davano del tu al celebre attore Til Schweiger, mentre la zia allevava cavalli in Inghilterra». I due hanno iniziato una relazione. Lei ha scoperto le sue menzogne. A novembre scorso Regina ha chiesto di conoscere i suoi genitori, altrimenti avrebbe chiuso la storia. Christian l’ha invece strozzata, non voleva più sentire dire che era un bugiardo. Ieri, durante il processo, il suo avvocato ha spiegato: «Il mio cliente riconosce con precisione tutte le accuse. Non se lo può spiegare. La amava».
18 marzo 2007




"Lele Mora non può lasciare il paese,Fabrizio Corona è in prigione da ieri mattina all’alba e altre quindicipersone sono nei guai: non possono uscire di casa o lavorare, perché ilprovvedimento restrittivo, dopo parecchi mesi e qualche sbadiglio, li ha finalmenteraggiunti. Per faccende di rotocalchi, foto, ricatti, cocaina, appuntamenti,cose di cui si è già letto tutto da mesi, cose che hanno persino perdutointeresse (e Fabrizio Corona, fotografo tatuato, per movimentare un po’ la storiaha pensato bene di cambiarsi la maglietta durante l’ultima udienza intribunale: si è fatto portare una t-shirt con su scritto “Corona’s” e a torso nudoha detto: “Così almeno mi faccio un po’ di pubblicità”). E’ questa la favolosa inchiestadi John Woodcock, giudice fashion victim con notevoli colli di camicia,notevoli giubbotti di pelle, notevole motocicletta, cui Potenza sta stretta,giudice generoso che permette agli appassionati  di scandaletti di godersimagnifiche intercettazioni di privatissimetelefonate e favoleggiare a tavola sul mondodei tronisti, dei playboy da telecamera, delle ragazze ambiziose, delle ragazze sventate con tariffario, dei vip che comprano fotografie compromettenti (dopo essere stati così deficienti da farsele scattare) per evitare crisi familiari e sputtanamenti planetari. Da adesso non si può più, quindi, esercitare in libertà il proprio umano squallore, non si possono indossare tute di cachemire con moon boot di pelo, non ci si può adagiare su un divano leopardato e farsi massaggiare i piedi da un paio di maschioni ingioiellati, non si può passare la notte con un vecchiaccio per denaro, non si può mettere una pezza ai casini combinati sganciando un po’ di soldi, non si può avere la faccia lucida e sudaticcia, non ci si può vestire di nero e non si può avere cattivissimo gusto per le piscine e i divani, non si possono nemmeno raccontare balle al telefono sulle proprie altrimenti penose performance sessuali.  E’ nata una nuova giurisdizione, che vigila con grande eccitazione su tutte le novelleduemila del mondo e colpisce con voluttà: tatuaggi scopate corna, orrore estetico dei locali notturni verso l’alba, finta trasgressione molto abbronzata. Il gran circo di Lele Mora e Fabrizio Corona, pieno di canottiere, pettegolezzi, jeans aderenti e tette finte è ora sotto vero processo (e vera galera), è finito sotto il codice penale pur essendo soltanto un’industria cafona che ama la Costa Smeralda e le feste di compleanno in discoteca, le telecamere in faccia quando il fondotinta è ben steso e qualche bacio rubato per finta, tanto per mostrare nuovi e perfetti zigomi. Non si è più liberi di essere orrendi e malvestiti, insomma. Correte a controllare i cuscini dei vostri divani, correte a togliervi l’eye liner."
da IL FOGLIO (13.3.2007)


FIRMA ANCHE TU E INSERISCI IL BANNER SUL TUO BLOG: LIBERIAMOLO!



"Chi non ama Eyes Wide Shut è uno stronzo" - Goffredo Fofi

(Un grazie a Lovejoy per aver reso disponibile il filmato)