"da "MANDAMI A DIRE"
(PINO ROVEREDO)
In questo pomeriggio grigio di fiammiferi spenti e portacenere pieni, penso a lei.
Lo faccio con un ripasso rassegnato: fino a duecento sigarette fa, mi distruggevo e torturavo con fiumi di fumo, quasi a un passo dallo scoppio dell’infarto, ma adesso se Dio vuole è finalmente passata, ora che ho esaurito quel tormento esercito solo l’aspirazione lenta e il pensiero piatto, quello che gira, gira, gira ancora, senza muoversi un passo.
Sprofondato sul divano che stringe così bene la voglia di non alzarsi, mi perdo con lo sguardo dentro la nebbia che io stesso ho avuto la pazienza di creare, a malapena intravedo le pareti, e più lontano riconosco una finestra: è chiusa. Dopo tanto tempo, mi torna la curiosità – Ma lì fuori vivono ancora ?
Che io ricordi, una volta sì. Vivevo io, viveva lei, e dietro di noi vivevano le piogge sopra la passeggiata e la gioia del sole pronta ad asciugarci. Viveva il mio cuore, e intorno a noi c’era sempre un concerto di battiti ad accompagnarci. Viveva la fretta del mattino e la quiete della sera, dentro ci vivevano miliardi di aliti con la voglia di fiato, aliti di voce con l’urgenza assoluta di recitarsi il cuore. Sì, vivevano un po’ tutti, buoni e cattivi. Intorno alle rime d’amore c’era anche la tosse nera per i camini con il fumo scuro, la nevrosi della puntualità a ogni costo e l’esercizio egoista del tornaconto, sotto i piedi girava la paura viva dei topi. Sì, c’era vita per tutti, indistintamente.
Solo i giorni morivano a mezzanotte in punto, ma non c’era neanche il tempo per piangerli che venivano sostituiti. Ieri era uno stimolo e Domani un’ansia, Oggi una gioia con tanta fretta di viversi. Adesso è diverso, gli stati d’animo sono stanchi come bandiere bianche, adesso da troppo tempo a questa parte qui dentro è sempre lo stesso giorno. Passato e futuro sovrastano gli umori, si sono mescolati con il niente, così che oggi può essere benissimo l’inizio di ieri o gli ultimi istanti di domani: tutto questo tempo è incapace di inventarsi anche una sola scheggia d’emozione.
Maledizione al ricordo che non posso rivivere, perché è troppo lontano, lontano più dell’impossibile, solo lui potrebbe testimoniare che una volta non era così. A quel tempo fumavo amore senza brontolare tosse, e i portacenere erano sempre vuoti. Anche se le mie ore erano un continuo accendere nessuno aveva voglia di spegnere, anzi. Allora ci amavamo fino a bruciarci i mozziconi. Potevo vantarmi dei miei posacenere vuoti, perché chi lo trovava il tempo di fumare ? Con lei mi scordavo persino di portare rispetto alla decenza del respiro, per lei un fiato sì.. e dieci no.
Altri tempi, quella era la stagione data in affido all’emozione, e le tirate d’amore si sprecavano. Gusti forti e gusti dolci, mai niente di scadente, mai neanche un filo di tabacco da sputare per il disturbo. In quell’intreccio di fumo e fuoco, tutto poteva accadere senza procurarmi il minimo fastidio, io me ne stavo ben protetto dentro il mio recinto insormontabile dell’amore, per me l’unica cosa che succedeva era lei.
Lei, che era diventata un tormento: non per me, s’intende, solo per gli altri. Si era costituito un esercito di sciocchi invidiosi che, come tanti intriganti incalliti e pensatori senza filtro, erano sempre pronti a seguirmi e tormentarmi per rammentarmi che “ Attento quella ti ruba la salute, quella ti fuma lentamente spargendoti qua e là, e quando ti avrà consumato ti costringerà e terra e con la punta della scarpa ti spegnerà, schiacciandoti.”
Avevano ragione, e come se avevano ragione, la stessa che hanno le menti lucide che non si imbrogliano con l’amore però.. A me resta il piacere di essere stato fumato, e per loro soltanto la rabbia di non essere mai stati neanche accesi.
Ora sono qui, schiacciato come l’ultimo mozzicone, perso dentro il consueto di un viaggio nella mente, andata e ritorno, ritorno e andata, su e giù nello stesso pensiero.
Penso a lei e alle sue labbra giganti, ai suoi polmoni ingordi che senza sosta accendono e spengono, a lei, che continua a stringersi gli uomini tutti dentro un pacchetto e appena ne sente la voglia li fa uscire con due tocchi leggeri delle dita. Uomini alti, forti, eleganti, svegliati con il fuoco e immediatamente consumati. A piacere esaudito, eccoli lì, a terra: buttati via come inutili rifiuti.
Quanti, chissà quanti ora saranno come me, con le figure stanche piegati a sedia a riempire i portacenere che lei ha abbandonato, mentre sperano di distinguere nella nebbia una finestra aperta e fuori un giorno che gira, pronti poi a commerciare tutta l’attesa per la toccata di un ritorno. Un piccolo ritorno, giusto il tempo per non morire soffocati, a provare a salvarsi.. a salvarsi con una boccata d’amore.