(pentire, provare, leggere, parole, passare, fare, esistere, avvertire, aiutare, ribellare, avere, riuscire, salvare, cliccare, promettere, essere, assicurare, essere, vedere, entrare, vedere, vedere, sapere, essere, andare, dire, sentire, esistere, sapere, sapere)

Voi sapete chi sia P.G.?
Io fino poco tempo fa no, cioè, sì, sapevo esistesse un nome simile, lo avevo sentito nominare, sentivo dire "pg" e allora andavo in fibrillazione, ma io non sono un fulmine di guerra, lo si sa.
Molti di noi, molti di voi, abbiamo visto tutti i telegiornali ultimamente.
Ma questo oggi non c'entra.
Cioè, forse c'entra.
Forse no.
Adesso vi faccio vedere una foto.
Sì, è una bella figa e vi assicuro che sotto il mento il resto del corpo è all'altezza di quanto promette la sigaretta.
Voi fate click con il mouse, tasto destro, salva oggetto con nome.
Se non ci riuscite, se avete problemi, se il vostro computer si ribella ditemelo che vi aiuto, o vi aiuterà Diderot.
Poi nel vostro blog, nel vostro sito, avvertite che esiste questa. cosa. fate. passa. parola.
Leggete. Almeno. Provateci. Dai. Provateci. Non, Ve. Ne. Pentirete.

(pentire, provare, leggere, parole, passare, fare, esistere, avvertire, aiutare, ribellare, avere, riuscire, salvare, cliccare, promettere, essere, assicurare, essere, vedere, entrare, vedere, vedere, sapere, essere, andare, dire, sentire, esistere, sapere, sapere)

all along the watchtower

 

mi piace l'idea, fra diciassette o ventiquattr'anni, di poter dire che è un faccia di culo e ha preso tutto dalla zia.

e regalargli libri, passargli la bustina di erba, andare a recuperarlo in tangenziale perché è senza benzina ed è rimasto a spingere la moto.

fornirgli i preservativi e spiegargli che deve far mulinare la lingua in bocca e non sul mento e sul naso della lei o del lui di turno, contemporaneamente.

portarlo al cinema e prendere il bicchierone di pop corn più grosso del suo, passargli sottobanco i soldi per la vacanza, riempirgli il pc di mp3.

comprargli i jeans quelli di marca strafighi che tutti vogliono e ridere a vedere che pretende siano sempre puliti e perfetti di giorno in giorno.

e sentire le lamentele su mamma e papà, che son vecchi e non capiscono un cazzo e che dici, psicologia o architettura? meglio ginecologia? come dici? che mi arriva la sedicenne ma anche la novantenne? ah.

mi piace pensare che vada a lavorare in un ristorante vineria in via Po a Torino, smetta a mezzanotte e incontri le due ragazze che lo han fatto impazzire per servirle -faceva il figo sui vini e ha scoperto in seguito che una ha un'enoteca- le porti a bere una birra e abbia uno sguardo così dolce che sia impossibile pensare alle cose brutte che càpitano alle ragazze che vanno a bere una birra con dei perfetti sconosciuti.

ecco, sì, mi piace l'idea che abbia fiducia.
e che sappia che sua zia spaccherà le ossa a chiunque gliela tradisca, questa fiducia.

a Marco del Caffè degli Stemmi, che non beve perché è allucinato già di suo.

non mi funziona internèt.

qualcuno faccia qualcosa (o vi tenete more than this di peter gabriel nella versione elbow fino alla morte).

sentitamente vostra,

Rael.

(questo post è stato composto con la forza del pensiero)

Domenica pomeriggio andrò a Torino, a casa -sì, casa, dopo tanti anni di lontananza per me è sempre casa.
Sempre casa perché ti si allarga il cuore, quando vedi il paesaggio cambiare, uscendo da Chivasso, sul ponte, ti si para di fronte la prima collina vedibile, passi sopra il Po, sempre marrone, qualche volta lontano dagli argini, qualche volta così alto che alcuni alberi si piegano come una palma caraibica un poco sfigata.
Appena passato il ponte una rotonda alla francese in costruzione da almeno tre anni, se vai a destra vai a Torino, a casa, se vai a sinistra vai in Langa, sempre casa, la casa passata, quella proprio lontana, quella che dopo un po' giri di nuovo, verso Asti, e le colline son più alte e più verdi e si alternano a vallatine morbide.

Giro a destra, questa volta, vado da mamma, che avrà preparato i miei piatti preferiti, se si sarà ricordata. Mia madre è agitata, più svagata del solito: lunedì diventerà nonna, io zia. Non so cosa ci agiti di più: se la novità, il sapere che ci sarà una nuova persona, una nuova presenza, una testa, una volontà, una nuova voce da sentire.
Siamo tutte e due in fase levatrice. Io passo una mano, senza volerlo, su asciugamani di lino bianco. Lei mette su a bollire dell'acqua, facendo finta che debba buttarci gli spaghetti.

So cosa sta pensando. Che io dovevo essere la prima, dovevo essere quella che le dava la possibilità di sclerare del tutto.
Non è colpa mia, le rispondo con uno sguardo di sfuggita.
A me piacerebbe, sì, molto. Significherebbe essere un'altra persona. Significherebbe nove, no, otto, perché il primo è sempre di sensazioni, tette che esplodono, la pelle che splende, dicevo, otto mesi di regno sui comuni mortali, questo scettro a forma di pancia, questa schiena che si inarca anche se non è stanca.
Vorrebbe dire avere qualcuno che diventa più importante della tua vita stessa.
Non è colpa mia, mi siedo al tavolo, col telecomando cerco un qualcosa da guardare alla tv.

Non sono gelosa, nè invidiosa. Felice, sì, agitata, piena di aspettativa.
Immagino già i regali, il pensierino fuori ricorrenza, vieni Alessio con zia che andiamo a spasso.

Non è colpa mia, mamma, smettila di guardarmi.

image @ plan59

ore 14.30 su RadioRadicale

Conferenza stampa:

"VOGLIO L'EUTANASIA"

PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DI PIERO WELBY (Co-Presidente Ass. Coscioni)
MALATO DI DISTROFIA MUSCOLARE PROGRESSIVA
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO.

Con:

Piero WELBY
Marco PANNELLA
Marco CAPPATO
Rita BERNARDINI


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Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni


Caro Presidente,


scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.


Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.


La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario . A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.


Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso…morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita…è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio...è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero , belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.


Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.


La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".


L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.


In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.


Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato nazionale di bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.


Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.


Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che ''di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale''. Ma che cosa c’è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.


Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’…io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.


Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.


Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.


Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.


Piergiorgio Welby

http://calibano.ilcannocchiale.it/


 

A.A.A.

CERCASI OMETTO VOLENTEROSO ALTAMENTE QUALIFICATO A FARE  UN ROLLOVER A PIU' LINK  CON IMMAGINI DA ME FORNITE.
VAN BENE ANCHE FEMMINUCCE MA NIENTE PAGAMENTO IN NATURA, IN QUESTO CASO.

Per il ritiro del compenso rivolgersi a Diderotto.

Esco fuori sul balcone e urlo alle due donne sedute sulla panchina in mezzo all'aiuola dove il mio cane fa la pipì:
"Ma voi lo avete letto Houellebecq?"
Le due sono anziane, con quella grassezza brutta dovuta all'aver superato i settant'anni.
"Eh?" dice una.
"Capiss ne gott'" dice l'altra.
"Dico, avete forse letto Houellebecq? Le sue poesie? E Saviane? Avete mai letto Saviane? Se aveste letto Saviane non stareste su una panchina in mezzo al piscio di cane, con un cestino della spazzatura così vicino, capite cosa intendo?"
Si guardano smarrite.
"Non avete estetica!"
Si alzano borbottando, si allontanano, mi lanciano occhiate stralunate. Dal balcone, le osservo allontanarsi frettolose.
Rientro in casa, prendo il guinzaglio. Il cane inizia a saltellare felice, lo porto a fare pipì.

"Sì, ci vediamo domani
...
D'accordo
...
Prepara cosa preferisci, va bene tutto, non sbatterti troppo, dai, se vuoi andiamo a mangiare fuori
...
Ma no, davvero, che ne so, al cinese
...
Va bene, va bene, lo dicevo per te, per non farti stancare
...

...
Va bene, a domani".

Sto aspettando il treno da circa mezz'ora, assieme ad almeno altre ottocento persone.
Non arriva.
Devo andare a Prato, una riunione di lavoro. Dobbiamo licenziare un po' di persone e sistemare le cose prima che i sindacati inizino a creare casini.
Poi stasera mi incontrerò con Alessia81, la mia nuova ragazza.
Visto che è pratese, perché non approfittare del mio viaggio.
L'ho conosciuta in internet, su un forum letterario. Ha lasciato dei commenti molto belli ad un mio scritto su Wittgeinstein e l'ars scrittoria dei fuoriusciti di Lotta Continua.
Al secondo commento le mandavo già un messaggio privato con la community del forum, avevo già capito che tempo un mese si sarebbe scopato.
Ho visto la foto, non è male: biondina, nasino piccolo. Nella foto si intravedevano le tette; speriamo solo che non abbia il culo più grosso della sua lavatrice.

All'improvviso sento il tipico, inconfondibile, immarcescibile odore.
Gelato fritto. Con. Soia. E Olio. Rancido.
Mi giro e incrocio lo sguardo a mezz'asta di un cinese. Ai suoi piedi una scatola di cartone legata con lo spago, dietro di lui una donna bruttissima, con in braccio una nanerottola gialla che parla a mitraglietta.
La bambina è vestita come un confetto scaduto, ha un cerchietto in testa con un fiocco gigante fatto di perline. L'uomo indossa una camicia di nylon, ha una macchia lavata e rilavata vicino al colletto.
Arretro di un passo, l'odore è insopportabile. Arriva il treno e l'ordine delle cose, il caos primordiale si cheta e segue una linea stabilita da sempre: io in prima classe, il pollo funghi e bambù in seconda.

La riunione va bene: stabiliamo una linea di incentivi per prepensionamenti, di trasferimenti per le lavoratrici con famiglia, di turni frazionati un po' sparsi lungo la giornata lavorativa. Prima di parlare di licenziamenti almeno il trenta per cento avrà dato le dimissioni, poi ci penseremo.
Il nostro partner cinese ci assicura manodopera immediata a rimpiazzare gli italiani: è sottinteso che la timbratrice dei cartellini non verrà mai usata.

Durante i discorsi scambio sms con Alessia81: sì anche io non vedo l'ora, che bello, che bello. Arriva un messaggio anche da OrianaS31. Non le rispondo.

L'appuntamento è alle diciotto davanti alla stazione; Alessia81 è lì ad aspettarmi.
La riconosco subito: ha in braccio un mucchio di libri -mi regalano sempre libri, mai una che se ne arrivi con un rolex- ed è palesemente nervosa.
Baci, bacetti, ma ciao, ma come stai, non son mai stato a Prato, ma che bella, e che bella che sei tu, allora ti lasci offrire il pranzo, massì dai, andiamo al ristorante dai.

La porto al cinese che mi consiglia lei.
In quale altro tipo di ristorante potrei cavarmela con una spesa massima di trenta euro, bevande incluse?

Dire che è orrendo sarebbe un eufemismo. Ma almeno c'è l'aria condizionata, la puzza si sente di meno.
Ordino i piatti più strani, così miss-sì-belli-i-libri-ma-dopo-almeno-un-pompino-grazie può ammirare la mia conoscenza cosmopolita del mondo culinario. Altro che involtini primavera, nel mio stomaco il riso alla cantonese non ci entra. The cinese per bere, sakè alla fine, che è giapu ma a me la grappa di rose fa schifo.

Alla fine una bambinetta ci porta i dolcetti della fortuna.

Alessia81 spezza il suo e inizia a lanciare gridolini, il suo bigliettino le promette matrimonio e prole.
Rompo il mio, spunta fuori una cosa strana, rettangolare, gialla quasi grigia.
È un dente, dalle dimensioni visualizzo un grosso topo senza uno degli incisivi superiori.
Mi giro verso la bambina, ancora lì in attesa: mi sorride, si sistema il cerchietto con il fiocco di perline e si allontana saltellando.