Vado a lavorare.
Fate i bravi, se potete.
Sgnàus.

Vado a lavorare.
Fate i bravi, se potete.
Sgnàus.

Per il tizio che ieri dalle 14,46 alle 18,05 si è sfruculiato quasi tutto Rael is Real collegandosi da un pc della Rai:

Per gli autografi: scrivete a rael.is.real[at oppure chiocciolina insomma quella cosa lì attorcigliata]gmail[punto!]com e indicate indirizzo, nome per la dedica e istruzioni per trovare il cestino della monnezza dove lascerete busta anonima con 10 euro dentro.
Oggi, contrariamente alle mie preziose abitudini, partirò a scrivere dal titolo anziché dallo scritto stesso.
Quindi:
Il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32.

Io e PericoloGiallo, altrimenti detta "c'è anche tua cugina? allora non vengo", ci concediamo, oggi, una sana giornata al Regno di Cestinolandia e Scatolininnia. Sole. Senza elementi di sesso maschile attorno. Abbiamo fatto body building, negli ultimi tre mesi, nel caso ci sia da mettere sul tetto dell'auto un divano a 5 posti in pelle e una chaise-longue.
Partiamo alle dieci da quelramodelagodicomo. Dovevamo partire alle nove e trenta, ma io alle nove e venti ero ancora col pigiamino arancio con gli orsetti, sul divano, la tazzina del caffè nella destra, la sigaretta nella sinistra e rispondevo alle mails con la pen pad direzionata dalla mia tromba di falloppio sinistra quindi come facevo ad essere al gancio in centro a quel ramodellagodicomo alle nove e trenta?
E non sviate la domanda chiedendomi come facessi ad usare la tromba di falloppio sinistra: non è colpa mia se ho la patatina mancina.
E noi andiamo all'Ikeeeeeeeeeeea, bla bla bla,
e noi andiamo all'Ikeeeeeeeeea, gna gna gna.
E noi guardiamo i fighi per straaada, blu blu blu.
E noi guardiamo i fighi per stradaaaaaaa, wuh wuh wuh.
All'Ikea parcheggiamo.
Dove si prendono i carrelli?
Io voglio una polpetta svedese.
Son le undici!
Chemmifrega, e anche l'involtino di renna.
E noi prendiamoilsacconegiallodell'Ikeeeeeeeaaaaaa, gnew gnew gnew,
e noi ci abbiamo laborsagialladell'Ikeeeeeeeeeeeeeaaaaaa, brewr brewr brewr.
Non c'era un cazzo.
Non c'erano le miriadi di scatoline gnippe gnappe, non c'erano le tendine cippie cieppe, non c'erano le ciotoline firulì firulà, non c'era un cazzo di beata fava di niente.
Anche le palline nella vasca per i bambini erano poche e pure brutte.
No, dico. Una tazza. Un vaso. Un straminchia di sottopentola.
Pericologiallo dice: Ma non c'è niente!
Non un tavolino lack a 9 euri e 99, non un sottolavabo pirgnòk a 12 euri e 70, non uno scopino del cesso prefferkikken a 42 euri e 30!
Ma ecco, là, in fondo al mar, a punir la nostra tracotanza e crudel miserrima imbellità, eccolo là: il MIRABOLANTE CESTINO. Misure: 32x32x32, non un centimetro di più, non un centimetro di meno.
Il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32 mi ripaga di quattro ore di ondivago girellare.
Vorrei una lampada.
Tu sai dove siano le lampade?
Le abbiamo passate due ore fa.
Non importa, risaliamo la corrente come una salmona incinta di un vivaio di trote, e cerchiamo la lampada.
Il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32 mi ripaga del tentativo andato a male di rubare il ilsacconegiallodell'Ikea, di un orribile hot dog a 0,70 cent.
Secondo te cosa c'è dentro?
Non lo so, ma credo che i coreani potrebbero denunciare l'Ikea per maltrattamenti agli animali, il mio wurstel mi ha appena fatto baubau.
Il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32 mi ripaga di tutto, anche del fatto che al ristorante non ci fossero gli involtini di renna a un euro.
No, dico, un euro.
Per SOLO un euro mi mangio anche le cornee di mia nonna.
Il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32 ripaga di anni di sofferenze, di corse tra gli scaffali senza poter guardare bene le scatoline-tendine-cazzatine, mi dice: hai potuto finalmente aprire quel terribile armadio a forma di caramella muffosa rosa per bambini senza aver cagacazzi che ti dicono di sbrigarti, oggi eri sola, potevi far di tutto e non hai trovato una beata straminchia di niente, ma non preoccuparti, ci sono io, il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32, che ti risollevo l'umore e soprattutto ti farò compagnia da qui all'eternità, ti sarò sempre vicino, nei momenti più intensi, più difficili, più sofferti, quando avrai bisogno io ci sarò, sarò vicino a te, ad offrirti il mio appoggio, il mio sostegno, a darti tutto ciò che ti possiedo.
Una volta a casa, infatti, ho riempito il MIRABOLANTE CESTINO 32x32x32 di carta da culo.
- discoteche
+ enoteche
eccheccazzo.
Aspettano gli antipasti: aprono un pacchetto di grissini. Poi l'altro. Un altro ancora, la bottiglia di albana sta già terminando.
Parlano di problemi, di donne, dei loro problemi con le donne.
Bevono vino e mangiano grissini.
Chiedono un terzo bicchiere e lo riempono fino all'orlo, svuotando del tutto la bottiglia.
Brindano a chi non c'è, uno dei due si spazza via briciole di grissino dai pantaloni.
Si alzano dal tavolo ed escono, senza attendere i loro piatti.
Ieri ho passato le ore con le mani nelle erbe aromatiche.
Ho spillato il timo, la maggiorana. Ho sciacquato la salvia, appeso a testa in giù l'origano. Pulito velocemente il basilico, consumato quintali di carta scottex per tamponar via l'acqua. I profumi erano di contorno, nelle dita si apriva un'intera serra. Se mi arrestassero mi implicherebbero in tutti gli ultimi omicidi avvenuti in qualche giardino botanico.
Il cielo è nuvoloso.
Fa anche parecchio freddo, stiro abiti estivi che non potrò più mettere per mesi.
Mia madre mi sgrida: non vedo un ginecologo da anni, non ho mai fatto un pap-test, i miei esami del sangue più recenti son stati vergati con china e penna d'oca. Non so quale sia la mia pressione sanguigna e non vado dal parrucchiere da oltre sei mesi.
Mia madre mi sgrida, mi ricorda che le donne di famiglia son tutte diabetiche e da parte di padre era buona norma invecchiare con l'osteoporosi. Le rispondo che mi curo benissimo: mangio yogurth senza zuccheri. Cosa potrebbe uccidermi?
Non so cosa sarò, dopo quest'inverno.
Vorrei poter guardare gli abiti con rimpianto, una mano sulla pancia, una sulle reni, in un istintivo gesto di equilibrio sfalsato dal peso improvviso.
Su un giornale snocciolano statistiche sulla depressione post-partum: so già che mi ucciderei. Così, tanto per avere un valido motivo: mi piaceva la cifra di quelle che sclerano. Inoltre nei film c'è sempre un bambino che poi porta un fiore, oppure fa il saluto militare.
In tv ora c'è il telegiornale del mattino.
Non dicono la notizia più importante: che torno all'ikea dopo anni.
Sul catalogo ho già cerchiato barattolini, ciotoline, bicchierini, cornicette, tendine e un fantastico tappeto arancione e bianco che non comprerò mai neanche sotto tortura.

Ma se ghe pénsu ( M. Cappello-A. Margutti)
U l'éa partiu sensa 'na palanca
l'éa za trent'anni, foscia anche de ciü.
U l'éa turnau pe mette dinè in banca
pe puàisene in giurnu vegnì zü
e fòse a palassin-a e u giardinettu
cu' u rampicante, cu' a cantin-a e u vin,
a branda attaccò ai èrbui a üsu lettu
pe dòghe 'na šchenò sàia e mattin...
e u figgiu u ghe dijaiva: "Nu ghe pensò,
a Zena, cusse ti ghe veu turnò!"
Ma se ghe pensu allùa mi veddu u mà
veddu i me munti, a ciassa da Nunsià
riveddu u Righi e se me štrénze u cheu
veddu a Lanterna, a cava, lazzù u meu.
Riveddu a a sàia Zena illüminà
veddu là a Fuje e sentu franze u mà
e allùa mi pensu ancùn de riturnà
a posò e osse duve me muè a m'ha dunau.
E l'éa passau du tempu, foscia troppu,
u figgiu u l'inscištàiva: "Štemmu ben!
Dunde teu anò, papà, pensiemu doppu
u vièggiu, u mà, t'é vegiu nu cunvien!"
"O nu,o nu me sentu ancùn in gamba,
sun štüffu nu ne possu proppiu ciü!
Sun štancu de sentì: señor, caramba,
mì eugiu riturnòmene ancùn in zù...
Ti t'e nasciüu e t'è parlau špagnollu,
mi sun nasciüu zenaize e nu me mollu."
Ma se ghe pènsu allùa mi veddu u mà.......
E sènsa tante cose u l'éa partìu
e a Zena u gh'ha furmau turna u so niu
foto presa qui: http://www.geocities.com/ziardua/capellu/maseghepensu.html
testo preso qui: http://www.interromania.com/literatura/prosa/sunta/brai/briciole2.htm
ora mi industrio per la musica, per la gioia di grandi, piccini e di Pucci.
Un pover'uomo scoprì l'esistenza del copia'incolla.
Era così felice che decise: non sono più un pover'uomo.
E iniziò a scrivere la stessa frase ovunque e quantunque, nel Grande Regno di Blogghilandia.
Una donna'frigida si permise di dirgli: "uè, coglionazzo, questo metodo di commentare, volgarmente detto spam nel gergo dei blogs, non è gradito". Ovviamente non usò il termine coglionazzo, poiché, essendo lei donna'frigida, mai e poi mai avrebbe insultato così a bella vista.
Apriti cielo!
Il pover'uomo iniziò a muovere le braccia stile avvoltoio e a starnazzare: "non è spam! non è spam! volevo fare i complimenti! non è spam!"
Peccato che donna'frigida, che era andata da lui per ringraziarlo dei complimenti, avesse visto che il pover'uomo aveva lasciato lo stesso scritto in altri 8519 blogs. Il copia'incolla lo aveva così contagiato che persino nelle lettere private copiava'incollava le spiegazioni e la discussione.
Mio caro GiovanniUnAnnoDopoIl1968GauteLaNata: hai ragione, non è spam. È aver pochissima fantasia e credersi Mister Simpatia 2006. Tu e quell'altro povero cristo che mi dà della frigida.
Ah, se ci fosse ancora Malodor. La Nata te la infilava su che ci stappavi la faringe.
*per i non autoctoni: Nata, in piemontese, significa tappo.
Mi siedo raramente qui fuori, sul balcone. È una postazione innaturale che cerco di trasformare in connue da inconnue, con le varie suppellettili che compongo il mio abitudinario. Significa il pacchetto di sigarette, l'accendino, il posacenere, il cellulare, una tazzina ormai sporca di caffè. Qui, sul terrazzo, i rumori che in casa sono ovattati e tentano di entrare attraverso gli spifferi delle finestre, qui, esplodono, mi abbrancano e mi distraggono.
C'è una gru, di fronte. Sta costruendo una casa. Da piccolo mio nonno, in una delle rarissime passeggiate assieme, mi disse, vedendo il basamento della gru avvolto da un cappotto di cubi di calcestruzzo, che la gru era viva e solo un drago poteva domarla. Il drago, nello specifico, viveva tra i blocchi di cemento grigio. Dopo trent'anni riconosco che era una storia partorita dalla fantasia vividissima di mio nonno per tenermi lontano da un possibile pericolo - il piccolo Sergio che entra nel cabinaggio di una gru, si arrampica con le gambotte grasse al seggiolino e inizia a spingere e tirare leve come un costruttore pazzo alla willy wonka. Mio nonno aveva una mente elaboratrice al massimo. Ma non gli veniva riconosciuto. Anche la mia nonna paterna era una costruttrice di mondi e situazioni, ma ormai sto dimenticando tutto, eccetto il rito del rubatà sul letto al mattino presto, con me nel ruolo di grissino e nonna nel ruolo del panettiere.
In garage sento che chiudono una clerk. Attendo un momento, un mio vicino di casa passa nel vialetto verso il suo alloggio. Lo vedo a strisce attraverso le doghe del balcone in legno. Lo vedo. Non lo vedo più. Lo vedo. Non lo vedo più.
La gru gira, trasporta una trave, perfettamente bilanciata ed orrizzontale. Il sole sparisce dietro un ammasso di nuvole grigiasro, riappare, no, ecco, va via di nuovo.
Mi gratto una narice, guardo il vaso della lavanda.
Torna il sole.
Come regalo di compleanno quasi quasi ti licenzio.
Buon Compleanno, Did.