Sabato mattina sono andato in città con mia moglie ed i pargoli. Passeggiando nel centro giungiamo nella piazzetta storica che rappresenta "il salotto buono" della città. L'isola pedonale ci fa tirare un po' il fiato ed i bimbi possono correre tranquilli senza il rischio di finire sotto un'auto.
Mi trovo di fronte ad una situazione curiosa. In vista delle prossime elezioni amministrative, due partiti stavano presentando i propri candidati nello stesso momento e nella stessa piazza.

Da una parte c'era Forza Italia, che aveva affittato l'esclusivo american bar che si affaccia sulla piazza, frequentato di solito dai fighetti dell'high society cittadina. Bandiere forzitaliote al vento mi accolgono festose. L'inno berlusconiano a tutto volume. Mentre passo davanti all'entrata del bar ci butto lo sguardo per un istante. All'interno, cloni in giacca e cravatta, seduti, allineati, pendono dalle labbra del politicante di turno, che riconosco essere il coordinatore cittadino dei forzisti. Una ragazza in tailleur mi scruta sospettosa. Io, con i miei jeans con le pezze al culo, le faccio un sorriso come a voler dire: "tranquilla, non ci metto piede di sicuro in questo bar di merda".

Tiro dritto e poche decine di metri più avanti noto una piccola folla che occupa la scalinata dove troneggia la statua di Papa Clemente XII. Decine di persone, giovani e meno giovani, bambini, tutti in ordine sparso. Gente che parla, che ride, bambini che giocano, bandiere rosse. Un adorabile caos. Mi avvicino e riconosco qualche compagno. E' la presentazione della lista di Rifondazione Comunista. Amici e compagni che si ritrovano e festeggiano un momento importante, di aggregazione, il punto di partenza del loro prossimo impegno nella competizione elettorale. I miei figli si mettono a giocare con altri bimbi. C'è un bel sole che scalda. Mi sento a mio agio, mi sento a casa mia.

Fisso Mauro con un sorriso imbarazzato.

-Non ho più un soldo, con me. Ho solo cinque euro.

Mi porta in una trattoria poco lontano dalla stazione di Bologna: ai tavoli ci sono muratori in pausa pranzo, impiegati che vogliono spendere poco. Il profumo del parmigiano grattuggiato fresco nella formaggera lascia ben sperare nella qualità del cibo.
Gli spiego come sono riuscita a rimanere senza soldi: una ragazza squatter chiedeva qualcosa per mangiare e io ho preso a manciate tutte le monete nella mia tasca. Poi ho comperato le sigarette. Poi una bottiglia d'acqua. Poi mi sono ricordata che il mio bancomat è abilitato solo al prelievo nelle banche del gruppo di cui fa parte la mia: difficile trovare un'anonima filiale del Lario sotto l'orologio fermo alle quattordici. O mezzogiorno, non ricordo mai l'ora esatta, so solo che era il due agosto, mio fratello era nato da pochi mesi e io lo spingevo nel passeggino in tondo per il soggiorno perché si addormentasse. La televisione era accesa e vidi le macerie, e Pertini. Pertini lo seppellirono nel cimitero del paesino sopra Albisola dove i miei nonni avevano una casa. Era bella, quando era ancora in costruzione si vedevano i mattoni, toccandoli rimaneva la polvere rossa addosso che se ti sputavi sui palmi per pulirti si impastava ancora di più segnando le rughe della pelle. C'era un enorme spiazzo dove anni dopo sarebbero sorte come funghi altre villette: all'epoca ce n'erano poche, una o due, in costruzione anche loro. Andavo a curiosare, sul battuto della caldana c'erano disegnate le future stanze, linee lunghe a indicare le tracce dei tubi. Lo spiazzo era un misto di graniglia, polvere bianca e sterpaglia che si trova solo in mezza montagna in liguria e nelle riserve navaho disegnate da Bonelli, come osservavo ad occhi spalancati sugli albi di mio zio, che aveva collezionato Tex Willer sin dal primo numero, dove Aquila Della Notte si innamorava e sposava la figlia del capo navaho: siccome ero l'unica della famiglia che leggesse i fumetti, poco prima di morire me li regalò. Tutti. Zio Nini morì che il suo accento cantalenante si era trasformato nel gracidio di una rana un po' stitica. Mi dispiacque: era secco secco, come tutti i marinai genovesi che si rispettino, la sigaretta sempre penzolante dal labbro, le mani sporche di grasso per gli infiniti lavori di meccanica che faceva in garage. Gli piaceva trasformare le calotte dei pistoni in posacenere, aveva un Galletto tenuto a meraviglia che non avrebbe sfigurato nel museo della Moto Guzzi a Mandello Del Lario. È un museo piccolo, lindo, che non lascia intuire la fabbrica dietro, tutta un dedalo di viuzze, di caverne scavate nella roccia dove tenere i prodotti pericolosi. Andavo a consegnare loro l'acqua distillata: un giorno mi regalarono la maglietta del settantacinquesimo anniversario, grigia, con l'ovale rosso e il marchio ben prominente.

-Mi piace da morire la tua maglietta, Rael.

-Non te la regalo manco morta.

Mauro mi sorride, poi si tira indietro sulla sedia per far spazio alla cameriera che ci porta le tagliatelle al ragù che abbiamo ordinato. Io quasi infilo il naso nella pasta per annusare, chiudo gli occhi e sorrido: sono a Bologna e pare di essere in un posto qualunque, dalle finestre del locale si vedono solo capannoni e uno stradone trafficatissimo.

-Non potrei mai metterla, sono grosso tre volte te.

Ho la casa stile discarica.
Si entra direttamente in soggiorno: la striscia di mattonelle tra i due tappeti è materia di esame per la scientifica, Impronte II. C'è al fondo della stanza un mobile porta cd-telefono-libri-vhs de L'Unità A Teatro-tacchi-dadi-datteri che era nero. Perché ora è grigio polvere. Nell'angolino una matassa di peli di cane è pronta per fare un cuscino.
La cassetta dei gatti attende una sostitutzione della sabbia da oltre due settimane: col fatto che ora Luce fa pipì nel water e Thèo nel bidet, la cassetta non puzza e dunque non mi viene in mente di pulirla.
Ovviamente neanche il bidet e il water.
In camera da letto ci sono da ritirare ancora: due pantaloni da montagna estivi - perché son lì dalla scorsa estate, un tappeto verde da gioco, un piatto di ceramica che a Capodanno ha contenuto tartine e canapè e devo restituire da allora.
Il piatto, non i canapè.
Le lenzuola stan festeggiando il mesiversario come tutti i fidanzatini adolescenti di questo mondo.
In cucina il lavandino grida vendetta. Anche la lavastoviglie, ma faccio in fretta: chiudo lo sportello e l'odore di cadavere rappreso sparisce subito. Quasi.
La scala che porta in mansarda è antiscivolo. Nel senso che non vede uno straccio da tempo immemore e se si staziona troppo su un gradino staccarsi diventa impossibile.
La mansarda... Beh, il tavolo da giardino è lì da circa quattro mesi, si sa, tanta gente a cena, dove farli sistemare? In mansarda, col tavolo da giardino, allungato, che ci stanno in diciotto. A Capodanno. Il tappeto è quasi pronto: la raccolta dei peli offrirà una splendida trapunta imbottita a mano.
Il bagnetto potrebbe venir sequestrato dai NaS.
Sul lettino ci sono i libri letti negli ultimi cinque mesi. Tutti. Considerando che leggo circa due libri alla settimana, fate voi i conti. Siccome ci dormo, su quel letto, ho ricavato un bozzolo per me. In effetti la copertina di Storia Degli Ebrei di Johnson mi sta un po' scassando la minchia, credo lo sistemerò in libreria.
Altre cose? Non so, ora vado a stendere la biancheria lavata l'altro ieri che sta ammuffendo in lavatrice. Voi pensate ad eventuali soluzioni, in attesa di Maggio quando lo straccio per i pavimenti mi chiederà se son andata a costituirmi.

 

Per la gioia di grandi e piccini, Soda inaugura Metanolo, la rubrichetta questiovinaria.

http://www.rael-is-real.org/soda/?page_id=46

Mi dispongo all'azione: ho bisogno che tutto sia messo nell'ordine giusto, che sia sistemato, una cosa nè più vicina nè più lontana dalle altre, che non se ne abbiano a male. Matteo mi sbircia da lontano, lo vedo chinarsi a spolverare un velo inesistente dalle scarpe perfettamente lucide.
Scrocchio le dita: non sono mai stata particolarmente femminile in queste cose. Vinco sulla lunga distanza, potere sottile e all'apparenza pacchiano che sa disporre in perfetto ordine le posate, anche da pesce.
Sul tavolo sistemo le sigarette, l'accendino, il posacenere, il cane, un gatto sopra l'altro, un flacone di medinait, una pianta di margherite bianche, una web-cam, un orsetto di pezza, uno scontrino stropicciato della pizzeria take-away.
Matteo chiede se ho fame.
Rutto in silenzio un no.
Viviamo assieme da quasi due anni. Non io e il rutto, io e Matteo. 
Le sue scarpe sono allineate ordinatamente, le mie sono accavallate lungo il pavimento del bagno. Le sue camicie son perfettamente appese nell'armadio, mentre i miei maglioni svedesi si appallottolano con i top di seta estivi.
Oggi è arrivato un invito a partecipare a un concorso letterario per bambini.

Io odio i bambini.
Odio anche i vecchi.
Mi stanno sul cazzo anche gli storpi, i poveri e già che ci siamo pure quelli che abitano al di sotto del Po.

Appallottolo il foglio: nessuna delle frasi elencate ha una minima rima, me lo boccerebbero subito.

Sono bimbo che allunga le mani verso il sorriso della speranza.

Ossignore iddio.
Rinuncio. Accendo una sigaretta, sposto un gatto.
Bisognerebbe smettere di scrivere. Si dovrebbe anche smettere di parlare. E pure di pensare.
Comunico a Matteo la mia decisione di smettere di vivere.
Mi risponde che è una buona iniziativa, in quest'epoca d'ignavia.
Guardo l'orologio: inizia CSI.

Al primo stacco pubblicitario distolgo lo sguardo dallo schermo e lo fisso sulle mie mani: dispongo le dita a raggiera, rimiro le unghie. Quella dell'indice sinistro è leggermente giallognolo per colpa della nicotina.
Sento che a quindici anni, o a diciotto, ero estremamente più felice di oggi. So che oggi sono infelice perché a quindici anni o diciotto stavo malissimo. Tutto si sta sgretolando senza che io riesca a trattenere i sassolini della frana tra le mani.
A quaranta cosa sarò, coperta di polvere? Sotto un cumulo di ciottoli?
Finisce la pubblicità. In Italia i risultati delle autopsie li consegnano dopo due mesi, in CSI li hai dopo venti minuti.
Come sono efficenti, questi americani.

Bravo Orsetto Germ ha vinto Elesioni con la sua Colasione Uniti per lo Sampotto.
Sci!

casso ù! ditatore!

E ANCHE OCCHETTO, GIUSTO PER METTERE I PUNTINI SULLE I

 

Nilde scrive: non ci ho capito un cazzo 
Peppone scrive: purtroppo sono in ritardo devo ancora lavarmi 
Nilde scrive: abbiamo vinto alla camera o no? 
Nilde scrive: uh puzzi! 
Peppone scrive: sì puzzo e abbiamo vinto alla camera
ma al senato bisogna aspettare il voto dall'estero 
Nilde scrive: sarà di destra 
Peppone scrive: e comunque è un casino 
Peppone scrive: e vaffanculo 
Nilde scrive: all'estero son destrorsi 
Peppone scrive: esatto 
Nilde scrive: dici che 6 mesi li duriamo? 
Peppone scrive: scappo a lavarmi, puzzo davvero 
Nilde scrive: non sento puzza, non preoccuparti: è da domenica mattina che mi turo il naso.

amici carissimi so' comosso de esse stato invitato da 'a sora rael a partescipà ar coletivo soda. ve devo ringrazià a tutti. come ho scritto ner mio blogghe http://lucianofreud.splinder.com c'ho ' a tarchicarchia, a presione arta e me gireno li cojoni che nun ve sto a ddì. io me presentamme a l'amici de la sora rael che nun me conoscheno so' n'pensionato romano de 74 anni, da 14 in pensione, me piasce magnà, legge er mesaggero a gratis ar bar, parlà e giocà a carte co' l'amici mia vedi eggidio lanzone, inzomma guardò 'a tivù e pure emilio fede ma pe' diglie 'a rincojonito! a stronzo! eccetera. sto male perchè co' sti ezzipoll sembra che stanno a paro. e che dovemo fà? io c'ho paura che risale quer fijo de na mignotta de berlusconi lopossinocecallo! vabbè, domani me stò legero, me magno 'a trippa ar sugo e nun magno pure li rigatoni cacio e pepe pe' sta legero. co' l'occasione ve manno li saluti pure de mi moje annammaria che me vo' bbene dar 1965 e da mi fijo rinaldo che c'ha 39 anni e gliè momentaneemente disoccupato da quarche anno. a proposito se c'è quarcuno der coletivo che conosce quarcuno a roma o zone liritrofe o pure fori, pure a milano pe' ddì, se faccia avanti me po' scrivere sur blogghe o ar mio indirizzo meil lucianofreud@virgilio.it

vabbè, speramo bene pe' 'e votazioni e tantissime care cose dar vostro lucianone e 'n saluto particolare a 'a sora rael.

-Piove.
-Già.
-Dovrebbe essere primavera inoltrata.
-Tempo strano.
-Fa pure freddo!
-Io ho preso l'influenza.

Enrica interrompe la conversazione starnutendo. Sullo schermo appare una rosa di goccioline minuscole, così piccole che neanche riescono a colare.
Le osserva, poi chiude gli occhi mentre si soffia il naso.
Soffiarsi il naso è sempre stato un attimo di panico per lei: ha sempre espulso il muco usando entrambe le narici, una piccola botta alla base del cranio, all'altezza dell'ipofisi, della ghiandola pineale e pure dell'attaccatura dei capelli sulla nuca. Ha sempre invidiato quelli che riescono a soffiare prima una narice e poi l'altra, separatamente. Il massimo dell'ammirazione la raggiunge se le capita un ciclista che con un dito chiude mezzo naso e con l'altra metà spara un proiettile giallo verdognolo a velocità della luce, alle proprie spalle, continuando a pedalare dritto come un fuso.
Sergio è nascosto dal video del computer, ne vede solo ciuffi di capelli scomparire dietro il retro dello schermo: ormai lei sa a memoria il numero di serie dell'apparecchio, la disposizione dei cavi. Su uno di questi, nell'avallamento di una piccola curva, si accumula della polvere dall'aspetto setoso.

-Vai via per Pasqua, Sergio?
-No, resto a casa. Tu?
-Resto a casa anche io.
-Ah. Non hai nulla da fare?
-No.
-Beh, io ho da andare a vedere il Caimano al cine, ho due biglietti gratuiti, me li ha passatti Baranzoni del dopolavoro.. Pensavo di andarci domenica ma da sola non mi va molto
-Oh! Grazie! Vengo volentieri, adoro i documentari!

Roma, domenica 30 agosto del 1970, attico al 9 di via Puccini, verso Villa Borghese. Il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, quarantatré anni, abbatte con un fucile da caccia la moglie Anna Fallarino, quarantun anni, e lo studente Massimo Minorenti, venticinque anni, suo amante; quindi s’ammazza. Chi dei due coniugi è morto per ultimo? Da un respiro dipende la destinazione dell’eredità (i giornali favoleggiano di tre-quattrocento miliardi) che comprende una villa in Brianza: LA VILLA DI ARCORE. Se per ultima è morta Anna Fallarino, sua sorella e i genitori erediteranno la loro parte. Se per ultimo è morto il marchese, erediterà tutto la marchesina Annamaria, nata nel 1951 dal primo matrimonio con Letizia Izzo.

La sorella di Anna Fallarino è una buona conoscente del giovane avvocato Cesare Previti, trentasei anni, nato a Reggio Calabria ma romano dall’infanzia, che l’incarica di patrocinare gli interessi dei Fallarino. Le perizie medico-legali tolgono presto ogni dubbio: l’ultimo a morire è stato il marchese, tutto andrà alla giovane figlia Annamaria. Ma Previti non esce per questo di scena. “Benché disponga del mandato per la tutela dei Fallarino”, si propone alla marchesina Annamaria, che ne accetta l’assistenza legale. Vi è un problema però: Annamaria ha diciannove anni( per la legge dell’epoca è minorenne), il Tribunale minorile l’affida, lei consenziente, a un vecchio amico dei Casati, l’avvocato Giorgio Bergamasco, senatore liberale. Bergamasco tutore, Previti pro-tutore. Sarà la sua rovina. Sconvolta dalla tragedia, braccata dalla stampa (che aveva pubblicato le perversioni sessuali del padre suicida, scritte nei diari trovate nella stanza del massacro), Annamaria lascia l’Italia (vivrà stabilmente a Brasilia dopo aver sposato Pier Donà Dalle Rose).

Il 26 giugno 1971 il tutore Bergamasco, buon tributarista, presenta all’Ufficio delle imposte la denuncia di successione, inventario analitico dei beni ereditati dalla marchesina minorenne: valore dichiarato, compresi liquidi, titoli azionari, mobili e gioielli, 2 miliardi 403 milioni; che si riducono a un miliardo 965 milioni tolti i debiti e le tasse e imposte da pagare.

Compiuti i ventun anni il 22 maggio 1972, l’ereditiera è libera ormai di occuparsi delle proprie cosa da sé; ma per la difficoltà obiettiva di amministrare il patrimonio in Italia da Brasilia, crede di trovare una soluzione nominando il 27 settembre 1972 procuratore generale, “rimossa ogni limitazione di mandato”, l’ex-tutore Bergamasco. L’ex-pro tutore Previti resta suo avvocato. Gli si rivolge nell’autunno del 1973 incaricandolo di vendere la villa di Arcore, “con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti proprietà terriere”. Il compratore è presto trovato. In una telefonata a Brasilia, Previti annunzia tripudante, e confidando nell’esultanza della marchesina, il nome dell’acquirente, il magnate Silvio Berlusconi, largo il prezzo, 500 ( o 800 secondo altre fonti) milioni (largo? per una villa settecentesca di 3 mila 500 metri quadri, completa, in difformità dall’incarico, di pinacoteca con tele del Quattrocento e del Cinquecento, di biblioteca con diecimila volumi antichi e d’un parco immenso?). Il valore di un comune appartamento nel centro di Milano. Un raggiro; tanto più che Berlusconi dilazionerà il pagamento negli anni, e le tasse continua a pagarle la marchesina. Tra lei e Previti i primi dissapori.

Il 4 maggio 1977 è costituita a Roma l’Immobiliare Idra, della galassia berlusconiana. Entrano nel collegio sindacale Umberto Previti e, sino al 28 giugno 1979, il figlio Cesare. Alla Immobiliare Idra sarà intestata la villa di Arcore. “Previti è sì l’avvocato di fiducia della venditrice marchesina Casati Stampa, ma, al tempo stesso, e all’insaputa della sua assistita, ha diretti interessi nel gruppo berlusconiano”.

L’atto pubblico di vendita innanzi a notaio è sottoscritto sei anni dopo la cessione, il 2 ottobre 1980. Rappresenta Annamaria, parte venditrice, il procuratore generale Bergamasco; rappresenta l’Immobiliare Idra, parte acquirente, il suo amministratore unico, Giovanni Del Santo, commercialista prestanome. La villa settecentesca già residenza dei conti Giulini e dei marchesi Casati Stampa è così indicata nel rogito: “Casa d’abitazione con circostanti fabbriche rurali e terreni a varia destinazione”. Subito dopo la “casa di abitazione” pagata mezzo miliardo a rate sarà ritenuta dalla Cariplo garanzia congrua per un finanziamento di 7 miliardi 300 milioni (fidejussione dell’Immobiliare Idra in favore della Cantieri Riuniti Milanesi: da Berlusconi a Berlusconi) e dal Monte dei Paschi di Siena per un ulteriore finanziamento di 680 milioni all’Immobiliare Idra.


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