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sodaFreon 

Scrivete? Sapete scrivere? Chi ve lo dice che sapete scrivere, vostra madre? Vostro fratello o qualche vostro amico che legge tanti libri? Ci tenete così tanto? Che cos’è che vi fa dire che un racconto è bello, non uno scritto da qualcun altro, ma uno dei vostri, dopo che ci avete passato su qualche giorno, magari qualche mese, dopo che nel frattempo siete stati influenzati da mille letture, dopo che siete stati lesi nel coraggio e nella costanza. Ma guardatevi! Vi siete mai visti allo specchio quando finite di scrivere un racconto? E va bene, facciamo finta che il racconto stia scritto bene, facciamo finta che non ci siano troppe parole fuori posto, magari con un’aggiustatina diventa davvero qualcosa che vale la pena di non ritoccare, va bene, cosa ne fate? Ne volete scrivere altri? Li volete raccogliere insieme per mandarli a qualche editore? Fatelo pure, viviamo in un mondo libero, liberi di credere, liberi di scrivere, liberi di mandare e rimanere per mesi in trepidante attesa…e se qualcosa andasse storto? Se non venite nemmeno ricontattati? In effetti non accade più tanto spesso, grazie all’Internet e alle e-mail anche l’editore più distratto vi manderà un messaggio di avvenuta ricezione del manoscritto. E se invece non venite presi in considerazione da nessuno? Chi lo ha detto che tutti i pugili sono campioni? Chi lo ha detto che tutti gli schermidori sono campioni? Ma a voi, va soltanto di scrivere o va anche di raccontare, o addirittura di narrare? Se volete pubblicare un libro dovete scrivere, avere pazienza, essere umilmente presuntuosi, poco supponenti e instancabili. Pubblicare sul blog del Collettivo SODA è un po’ più semplice e vi darà qualche soddisfazione, quella di avere qualche lettore che non farà differenza tra il vostro file RTF e una pagina profumata, ad esempio.
Allora, Prima Regola. Il Collettivo SODA riceve un racconto a persona, non mandateci file zippati contenenti la vostra raccolta di racconti, siamo umani e non potremmo leggerli assolutamente, ricordate che siamo soltanto amici che intendono restare tali, Sodali e null’altro, ricordate che lo facciamo per passione, ricordate che con noi non si va da nessuna parte se non sul blog del Collettivo SODA, ma una volta lì sopra vi assicuriamo di una cosa: saremo così felici di essere assieme a condividerci per una volta che qualcosa, di sicuro, sarà cambiata. Seconda Regola. Mandateci il racconto in un file RTF e alla fine del racconto allegate una scheda di lettura di un romanzo (di tutti i tempi, di qualunque autore, di qualunque paese e editore). Se non mandate insieme al racconto una scheda di lettura di un qualunque romanzo noi apriamo il file, vediamo che non c’è nulla in coda e lo cestiniamo. Non prendeteci in giro. Ci sono alcuni di noi che passano intere giornate a spulciarsi le recensioni su Ibs per avere qualcosa di cui parlare ai tavolini del Circolo Tennis. Terza Regola. Scrivete come volete ma, nei commenti del blog, non offendetevi e non offendeteci, nessuno di noi ha tempo da perdere e il tempo che passiamo qui è rubato a quello che potremmo passare con qualcun altro, non fate a gare di cretinaggine scadendo nelle libere elucubrazioni dei vostri attributi, non approfittate del fatto che non vi conoscete per dirvele di santa ragione, non assumetevi sulle vostre spalluccie il carico di ideologie e teorie e concettualizzazioni, altrimenti sarete ricordati dal Collettivo SODA come maleducati di prima classe, c’è un limbo per voi in ogni luogo. Quarta Regola. A forza di leggere e leggervi e leggerci e leggere gli altri vi accorgerete che c’è sempre da imparare, altrimenti non sareste mai passati di qui. Quinta ed Ultima Regola. Noi vi scegliamo, vi pubblichiamo sul blog del Collettivo SODA presentando i vostri racconti e dicendo perché ci sono piaciuti e perché abbiamo deciso di pubblicarli, faremo ciò con una calma che vi sembrerà tesa ai limiti della disperazione, e questo perché quando le cose vengono fatte in fretta si dimentica sempre qualcosa e a noi non va di dimenticare nulla.

www.rael-is-real.org/soda

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senza di te non ci sto più

per quanto mi riguarda sarebbe potuta andare in questo modo, con te che ti volti verso di me per l’ultima volta e ancora una volta per l’ultima volta mi dici che questa è l’ultima volta, che non puoi più sopportare il fatto che le uniche cose di cui mi preoccupo sono il computer e i libri che leggo e metto in pila dovunque, nel cesso, sul tavolo della cucina, sul televisore, e mi dici che forse lo sforzo è davvero troppo, stare con me, mettere ordine nella mia vita e contemporaneamente cercare di mettere un ordine disperato nella tua, con tutto quel vuoto, e quello che non mi dici mai, perché se tu fossi contenta di quella che oggi è la nostra vita non mi diresti queste cose ogni volta, ed ogni volta è l’ultima volta che me le dici perché la prossima non verrà, così sono uscito senza salutare, ho socchiuso la porta piano piano, mentre rifacevi il letto che soltanto tu sai fare, perché soltanto tu sai farlo, e me ne sono andato scendendo le scale senza fare rumore, sono riuscito perfino a non fare sbattere il cancelletto come sempre, e tu ancora lì che starai aggiustando il cuscino, con il pigiama sotto il cuscino piegato in tre come fanno le commesse dei negozi, e le ciabatte sotto il letto, appena allineate perché io non possa estrarne la punta con la punta dei piedi e infilarle ma sia costretto ad abbassarmi tra mille sforzi di panza tesa e prendere le ciabatte, con la biancheria da lavare nel cestino dove una busta di plastica trattiene la biancheria per fare in modo che il cestino a lungo andare non si macchi, o puzzi, e queste cose mentre tu stai rifacendo il letto e io sono già in macchina e me ne sto andando, le chiavette del gas sono messe in orizzontale, perché così il gas resta chiuso quando usciamo tutti e due, e le tazzine dopo avere bevuto il caffè le ho lavate e messe simmetriche sopra il lavandino, ho passato lo straccio e controllato che sul piano cottura, in contro luce, non ci fosse nemmeno uno schizzo di caffè, poi sono uscito, e senza fare rumore sono entrato in macchina, sono riuscito perfino a non fare sbattere il cancelletto come sempre, e come sempre sono andato a comperare il pane ventiminuti prima di andare a lavoro, per portarlo caldo a casa, e tu che mi prepari i panini per la pausa pranzo, come piacciono a me, con la mortadella e il salame piccante e l’emmenthal, e bevo un caffè prima di uscire, un altro ancora, l’ultima volta e poi comincio a bere anche io decaffeinato, e poi torno a casa per mangiare i panini, e ti dico che sei la migliore, perché riesci a dare un’ordine alla mia vita, e ti amo perché senza questo barlume di vita con te non sarei stato nulla, e spero che l’ultima volta non venga mai, perché altrimenti potrei morire

Non nasconderti la delusione, tento di dirmi mentre il cuore mi esplode nella gabbia toracica. Ho preso il treno all'ultimo, simulando una corsa affannosa, lo sprint l'ho raggiunto mentre mi sono infilata tra un bambino e suo padre, la mano grande si stava allargando verso la piccola chiusa a becco d'anatra o cane delle ombre cinesi, scusatemi, ho detto, e son passata in mezzo a quelle due mani che stavano per unirsi. Qua seduta col cuore che no, non esplode, ma proprio si sbrancica contro le costole un pensiero fulmineo: e se han rapito quel bambino, approfittando della mia cavalcata indecorosa? E se un carrellino delle ferrovie lo ha investito? Poi mi ricordo che devo pensare alla mia delusione e ciao ciao bambino, al limite avrai il complesso delle donne che ti allontanano da tuo padre e mi diventerai un serial killer. Gay. La mia delusione, sì. L'altra ragazza con il suo libro in mano, un piccolo editore locale, ho un contratto fa-vo-lo-so, fifty-fifty e mi dice no, non ho dovuto comperarmi trecento-cinquecento-mille copie, no no, solo che vorrei mi farebbe un  po' più di promozione perché, diamine, devo mettere su i banchetti dove vendo il mio libro, a-ha, dice lei, e-eh rispondo io e spero che la questione cada in fretta e non abbia dubbi su tutto ciò. A-ha, mi ribadisce. Me lo fai leggere? Sì ecco sì e me lo porge mostrandone la quarta di copertina. Dieci euro. La guardo impassibile. Magari se lo leggi adesso lo finisci anche. Apro il libro, leggo le prime dieci pagine. Chiudo il libro e decido di non darle il mio indirizzo e-mail. La delusione, sì scusatemi, dimenticavo. E poi il trucco e il parrucco e il vestito e la minchia di tua sorella, l'assistente che mi incita ad essere me stessa e a non dire minchia, appunto, e il pubblico, ottanta donne e la mia sola domanda è: ma sta gente non ha un lavoro? non ha da studiare? non ha da leggere, guardarsi un film in bianco e nero, portare a passeggio il cane, fare sesso sfrenato, andare in chiesa, qualunque cosa, qualunque cosa che non sia vestirsi come per il Pride, sudare sotto i riflettori, applaudire a comando per circa sei ore? e di riflesso: che ci fai qui su una sedia uscita da un incubo da designers, con il trucco che ti procurerà una dermatite da record, non hai da leggerti un bel libro, guardarti un bel film in bianco e nero, portare il cane al parco?
Oh, dimenticavo, il motivo della mia delusione. Non ho detto minchia fissando con un sorriso la tre.

 

Ragazzi vi comunico che Bridget sta facendo il culo a Brooke e Nick.
Anche Stephanie sta facendo il culo a Eric per Bridget che sta facendo il culo a Brooke che sta facendo il culo a Nick.
Al momento Ridge invece non sta facendo il culo a nessuna.

 

rael: secondo te gmail segnala se scrivo PEDOFILIA?
Gummo: io aggiungo anche BIN LADEN
rael: io quasi quasi dico
Gummo: così fra dieci minuti ci vengono a prendere
rael: dick cheney è l'arma segreta di distruZZione
Gummo: e io ci butto dentro HO MESSO IO LE BOMBE e TERREMOTO
rael: io aggiungo
Gummo: 11 SETTEMBRE
rael: LA PUZZA CHE SENTITE NON E' ZOLFO, VIGNETTE! e DANIMARCA! e BUTTER COOKIES!
Gummo: ALLAH
rael: FALLACI
Gummo: BRUCIATE I TULIPANI
rael: A MORTE PATTINI D'ARGENTO
Gummo: ABBASSO l'OLANDA, FUSAR POLI A MORTE
rael: FIANDRE LIBERE, FUSAR POLI SEI UNA STRONZA
Gummo: direi che così ci siamo aggiudicate l'ergastolo
rael: sì

 

Tu!

Sì, TU!

Tu, piccolo scrittore sfigato. Col manoscritto nel cassetto. Anzi, con i tanti manoscritti nel cassetto.
Tu piccolo scrittore e blogger e sfigato, che linki tutte le blogstar della blogsfera ma a te non ti linka nessuno, solo Bambiturica.
Tu, che leggi Vibrisse, CaroGiulioMozzi, Nazione Indiana, Ciccsoft, Macchianera, partecipi ai commenti ma non ti rispondono e se vai a guardare sul tuo counter scopri che manco son venuti a vedere chi è che lascia quelle frasi da overdose di medinait.
Tu che hai aperto un blog per farti notare da BlogDiscount appena in tempo perché loro smettessero di scrivere di blogger che aprono blog.
Tu che vaghi col tuo mausino verso le blogstar, controlli chi è più linkato, decidi che Trentamarlboro è il tuo dio ma scopri che ora non lo fila più nessuno.
Tu che ti iscrivi a tutti i forum letterari della blogsfera, che ti scervelli per trovarti un nick accattivante ma acculturato ma interessante ma se ci scappa la scopata mica mi tiro indietro e poi scopri che da Fernandel parlano di libri che poi al Carrefour mica ce li trovi.
Tu che mandi le e-mails ai Giovani Autori. Ma i Giovani Autori non mandano le e-mails a te.
Tu che mandi foto di tramonti a Placida Signora, e lei decide che è venuto il momento di mettere foto di Tarde Mattinate.
Tu che pensi che GmF sia un gran figo e Tossani lo trasforma in un gay represso e pure brutto.

TU!

Sì, tu. La tua vita può cambiare.

Rael ti ha a cuore, e può cambiarti la vita, anzi, ti cambierà la vita.

Rael ha deciso che è giunto il tuo momento. Mandale i tuoi raccontini. I tuoi postini. I tuoi manoscrittini. Rael li leggerà con attenzione e poi te li pubblicherà su Rael-is-Real.  Anzi, guarda, manco li leggerà. Arriva la mail, copiaincolla e track, gloria.

Mandali qui:

raccisforum[at]gmail.com

e poi partecipa al forum
http://www.rael-is-real.org/raccisforum/phpBB2/index.php .

Sii coraggioso. Scrivi a Rael!

ohu raga, così va bene?
sì non c'è male, incisivo, suadente, sì
dici che scrivono?
secondo me sì
però io non ce li metto i link a tutti quelli citati, che si fottano.

si ma che due coglioni che uno si deve fare per poter aver materiale da rubare, eccheccazzo.

Anche io voglio prendermi l'influenza.

Veronica? Ho 38 e mezzo. Posso stare a casa, oggi?

Cribbio.