dove

cazzo

sono

finiti

i

post

 

 

Fu detto che le cose son belle quando duran poco, e ci fu anche chi, in un impeto di delizia, credette di essere spettacolare.
Trasformandosi in farfalla e poi in piatto da lavare si credette lavastoviglie, lavastoviglie meravigliosa e un poco anche lepidottera.

Scopo spesso mia madre, tenendola ferma e inchiodandola per le mani e i piedi coi rebbi delle forchette mentre le pianto un coltello dentro il costato.
In testa, una corona di cucchiaini da dolce.
Nel momento di acme lei urla affranta: Padre, perdonalo, perché non sa quel che fa.
A quel punto mio padre si alza scocciato dal divano, poggia in terra la Gazzetta Dello Sport del giorno prima -il barista gli lascia la vecchia copia, untuosa, piena di briciole, con certi odori di cibi riscaldati nel microonde- e sciabatta verso di noi che stiamo in cucina.
Mi porge l'aceto e uno straccio.

Dopo, termino di caricare la lavastoviglie e la avvìo.
Aspetto che vada in temperatura, che gli ugelli comincino a lanciare acqua mista a sapone girando vorticosamente, apro velocissimo lo sportello e con gli ultimi spruzzi in mezzo a pentole e scodelle e tazzine mi lavo le mani.

Vado nel supermercato sotto casa e acquisto otto scatole di disgustosi biscotti per poter avere in regalo le tovagliette plastificate in omaggio.
Mi sento parte dell'ingranaggio consumistico e ne sono orgoglioso.
Mi avvicino alle casse e vedo una bambina autistica che inizia ad urlare come se la stessero squarciando e stuprando.
Pago veloce facendo finta di non guardarla. Mi chiedo quanti litri di aria tengano i polmoni della ragazzina.
Prendo l'ascensore per andare nel parcheggio sotterraneo e intavolo una discussione imbarazzante, per lei, con una donna di almeno quarant'anni molto truccata e con le tette flosce. Ha un bel viso ma mangia biscotti, gli stessi presi da me, anche lei ha le tovagliette omaggio.
Le dico soltanto "Buonasera" e la vedo immaginare terrorizzata di subire violenza affascinata di finire nella cronaca locale. 
In mano ha un giornale di arredamento.
La seguo lungo il parcheggio, lei nella fretta dimentica la rivista nel carrello: attendo che la donna salga sull'auto, parta veloce e la rubo.

Torno a casa e mia madre mi chiede se mi son ricordato di prendere l'aceto.
No, le rispondo.
La aiuto a sistemare la spesa, mi siedo al tavolo della cucina e sfoglio distratto il giornale rubato.

Infilo la stringa negli occhielli degli anfibi e vado

Ho quarantadue anni. Sono alto, biondo, piacente.
Ho molti interessi tra cui la lettura, la filatelia e sono iscritto al Club della Pesca di Vanzago.

dove vai

Ho un ottimo lavoro, ben retribuito, colleghi affabili, una scrivania rivolta alla finestra.
I miei orari sono dalle otto e trenta alle diciassette e trenta, dal lunedì al giovedì. Il venerdì si esce alle tredici.

perché mi chiedi i miei percorsi? non so neanche io cosa farò. per il momento infilo la stringa negli occhielli, guarda qui: occhiello destro, occhiello sinistro, occhiello destro, occhiello

Il sabato dormo circa trenta minuti in più rispetto al resto della settimana.
Pulisco la casa, arieggio, spolvero, esco a comperare il giornale, faccio una colazione abbondante in un bar sempre diverso, torno a casa.

comperami un pacchetto di sigarette, già che esci

Durante il pomeriggio del sabato mi concedo una leggera dormita; verso le diciassette guardo un telegiornale pomeridiano, poi esco e mi concedo una corroborante passeggiata nel centro cittadino.
Faccio la spesa, rientro nel mio appartamento, sistemo le provviste e ceno.

fumare fa male. è proibito. papà dice che è stufo di mantenere lo stato. dice sempre, anche, che la benzina è troppo cara e che se continua così chissà dove andremo a finire. che se avesse ancora la mia età

Il sabato sera c'è sempre qualche ottimo varietà in televisione.
Verso le ventitrè vado a dormire. Indosso solo pigiami di cotone blu.
Mi lavo i denti con un particolare dentifricio che acquisto in farmacia.

io alla tua età non potevo uscire. alla tua età ero già sposata e ti aspettavo

Di domenica vado in montagna a camminare.
Aria fresca, corroborante. Oppure vado al lago a pescare.
Se il tempo non è favorevole leggo un buon libro e sistemo i miei francobolli.
Sistemo la corrispondenza.

le donne ti attirano, dice papà, ti mettono in trappola, te la fanno vedere e poi zac! sei fregato per tutto il resto della tua vita, sei legato, la casa, il lavoro, lavori per pagare la benzina, per comprare le sigarette

Ovviamente al termine della settimana sono stravolto.
Cosa di meglio se non un lungo bagno nella vasca? Acqua bollente, amido, bagnoschiuma.
Certo devo ricordarmi di non toccarti subito dopo:  l'ultima volta una falange mi si è attaccata al braccio bagnato e gli anfibi che hai tra le mani sono caduti a terra.
C'è mancato poco che ti sgretolassi. Ma come resistere al tuo sorriso con la sigaretta tra i denti.

comperami un pacchetto di sigarette, già che esci

Al lunedì mattina mi alzo presto perché passa il camion della nettezza urbana e devo portare in strada il sacchetto della spazzatura.
Non produco molti rifiuti.
Polvere, più che altro, raccolta intorno alla sedia dove il tuo corpo è seduto da ventidue anni.
Ventidue e sette mesi e quindici giorni, ad essere precisi.

dove vuoi che vada? e uscire? da dove vuoi che esca? per il momento sfilo la stringa dall' occhiello, occhiello destro, occhiello sinistro, occhiello destro, occhiello

 

 

 

Si reincontrarono alla stazione, dopo tanti anni di silenzio.
Una persona sul treno, l'altra sulla banchina.
La persona sul treno riconobbe subito l'altra dalla camminata, dalla postura distratta da tutto ciò che si muoveva intorno, dall'indifferenza mista a curiosità.
La persona sulla banchina passando in rassegna le fiancate delle carrozze si sentì pungolare la schiena da una sensazione strana, appiccicosa.
La persona del treno si portò la mano alla bocca in un bacio silenzioso e accartocciò la mano sulle labbra per raccoglierlo e lanciarlo alla
persona sulla banchina che seguendo una vetrofania in salita verso il tetto spostò lo sguardo verso la guarnizione del vetro e fu attratta dal cappotto visto anni prima mentre abbracciava forte
la persona che ora apriva il palmo della mano con le dita a raggiera e faceva passare attraverso il freddo del silicio il suo bacio alla
persona che portava la mano alla bocca e a sua volta si baciava le nocche per farle spalancare e lanciare

lanciare

prendi

 

Semplicemente accendo una sigaretta mentre osservo la curva di target su shinystat.
Fa freddo ma c'è il sole e so già che mi attende un lago color petrolio, carico della pioggia dei giorni passati.
Quasi quasi torno a dormire, faccio finta che non esista nulla.
Ma prima finisco la sigaretta.

 

Ma no ma dai ma cazzo ma di nuovo ma cribbio!

Cosa?

Ho terminato di nuovo la ricarica del cellulare.

 

Parti di casa ben sapendo di essere in ritardo ma ovviamente ti dici: c’è stata un’esplosione nucleare, nella notte, son tutti morti, non troverai nessuno che ti intralcia la guida.
Ovviamente.
Ovviamente col cazzo che è così.
Perché son iniziate le scuole, Gino e Michele non avevano confezionato un pezzo di fantasia, parlando del Troione sul Gippone, no, loro sapevano, loro avevano ragione, Gino e Michele avevano visto la Luce.
E son tornati tutti. Tutti felici e contenti che vanno nel loro ufficietto, portano i loro stronzissimi bambini a scuola col gippone che, signori miei, abito in una cittadina di 40.000 abitanti che a percorrerla in lungo copro la stessa distanza che mi separava dall’andare a scuola elementare a Torino che facevo a piedi col freddo e il gelo e la tempesta e il solleone e tutto, io,  che i miei ci avevano la Panda 75 mica il Cayenne.

 

Son tutti lì, sulla tua strada, non quella di un altro, no, la tua e poi, all’improvviso, LEI.

 

Ora a ben leggere il Libretto Verde del Bravo Leghista la donna mussulmana è intabarrata in un piumone bassetti, sforna tipo coniglio piccoli kamikaze, passa il tempo a fare il verso del tacchino come si vede nei documentari e, soprattutto, non mette mai piede fuori di casa perché che diamine, potrebbero rapirla per poterla eleggere Miss Universo.
Questo c’è scritto nella sezione Politiche Sociali a cura dell’ Onorevole Micacè nel Libretto Verde Del Bravo Leghista.

 

Ora.

 

Ditemi.

 

Lei. Col velo. In auto Una Ford Ghia 16 valvole con il cartello Principiante sul lunotto posteriore.
Lei. Che va a 38 km/h, che lo so perché io andavo a 40 e le son salita sul tettuccio.

 

Lei.

 

Poteva rimanere a casa a dipingersi le creste iliache con l’hennè.

 

E invece no, mi ha fatto fare tutto il lungolario a 38 km/h, regalandomi momenti di puro brivido che manco Nicholson che chiama Wendy, in confronto, quando ha sfiorato i 39 km/h.

 

Eccoci allo svincolo per la strada che mi conduce nella ridente e soleggiata cittadina che mi dà lo stipendio.

 

Ooh, che bello, posso correre, folleggiare, saltare, fare i rally se non fosse che tu, conducente di Talento targato quando punzonavano ancora a mano le targhe, tu, che viaggi con lo specchietto retrovisore destro tutto scheggiato e rivolto verso il sole dell’avvenire, tu, tu, tu che vai a 37 km/h, dimmi perché, dimmi solo perché.

 

Speronato il rincoglionito col Talento ecco a voi in rapida successione:

 

camion carico di ghiaia

 

betoniera

 

macchinina giocattolo senza patente

 

ape piaggio

 

ciclista.

 

Ma io lo so che lassù qualcuno mi ama, mi protegge, lo fa per me e mi dona magnanimo il gran finale che si presenta sotto forma di scintillante Smart rossa guidata da coglionissimo milanese (purtroppo spesso il milanese non è omettibile, sapete, è per la comprensione da parte degli abitanti dell’isola di Malta che i coglionissimi milanesi li vedono solo in pullman a fare il giro delle chiese).
Che declama alla sua fighetta sicuramente in minigonna giropassera:

 

Quel Ramo del Lago di Como…

 

 

 

Bevetevi le vostre birre, fatevi le vostre canne, andate a fare la vostra spesa, andate in giro, divertitevi, tutto quello che volete, fate tutto quello che volete, ma non potrete mai immaginare cosa significhi sentire Transport To Delight con l' I Pod.

Non ci riuscirete mai.

 

Devo ricordarmi di comperare un paio di pinzette.


Ho bruciato di nuovo il motorino dell'epilady.