jean e jaques m'han rotto il cazzo

PoP Music Is OuT

Barbara, il prossimo sedici agosto trentatrè anni.
Relativamente felice.
Ho accanto a me chi mi ama, chi non amo, chi mi ha amato.
Chi mi mi mi.
Ho un ottimo lavoro, decisamente sottopagato, vendo vino.
Ho due gatti e un cane. Ho una macchina, ho una casa.
Ho ho ho, io ho.
I miei genitori ci sono ancora. I miei parenti ci sono. I miei amici sono sempre con me.
Me sono sono sono, me.
Vi ho parlato di me, sempre.
Vi ho, io vi.
Avete letto di me.
Avete, me.

E non lo sapevate.
Non volevate saperlo.
Ma io ve lo dico lo stesso.
Vi.

Dico.

Ve lo.

Il templeit.
La musichetta.
Fa caldo.
Il bannerino figo.
La lavagnetta coi disegni.

Avete avuto tutto.
Avete saputo prendere, avete saputo rifiutare.

Necessito di freddo.
La persona che amo sa che amo la neve.
Il ghiaccio.
E' qui con me che mi passa un cubetto di ghiaccio sulla schiena.

Io congelo.
Io metto in fresco la bottiglia di vino.
Io vado al ristorante in riva al mare, sulla sabbia.
Spaghetti allo scoglio e vermentino di Sardegna a sciacquare il grasso dei molluschi.

Io, io io, io.

Torno, ovviamente.

 

 

Ovvia
mente

ovvia

mente

 

 


 

Bears Want You

Oh possessed bears. Oh Great Wendigo.

Enjoy Germ.

 

(click up there where it says Enjoy Germ, mmmkay?)

Passo io a ritirare la carne per la grigliata, non ti preoccupare.

 

Significava andare in un paesino di montagna nelle vicinanze, nel suo centro storico a zona pedonale, ma la qualità della carne valeva la pena di servirsi di una macelleria tanto scomoda e a Marco piaceva guidare per i tornanti in giornate fuori dagli schemi vacanzieri.
Entrò nel negozio e fu assalito dall’ odore di sangue raffreddato e carta bianca.
Cibo per animali, misture di spezie in barattolini dal sapore di antica fattoria, puoi immaginare nonna Diamante che spazza il cortile con la saggina mentre urla a Adelmo di tornare a casa.
La clientela delle macellerie è sempre più maschile che femminile, scegliere la carne è affare di uomini.
Il macellaio ha sempre un qualcosa di sanguigno che mette in pericolo la virtù di mogli e sorelle; meglio essere uomo con le mani sui fianchi e indicare con occhio esperto il giusto pezzo di scamone per il bollito che donna con il braccio infilato nella borsa di tela a impugnare il fazzoletto, ché si suda e il naso lucido non sta bene nell’ordinare il filetto, una fettina a testa e correre, per sabato che torna dalla città il figlio con la moglie e si vuol fare bella figura, che se mandavo mio marito mi prendeva il macinato grezzo per fare polpette e mia nuora è cittadina e poi chissà cosa pensa.

 

Marco sorrise sentendo le due anziane signore discorrere di figli con corredo di mogli che erano sicuramente vegetariane e macrobiotiche e molto zen e si masturbavano cercando la retta via leggendo l’ ultimo libro di Terzani: le immaginò fissare la carne sulla tavola apparecchiata col servizio buono come un insetto particolarmente schifoso e che faccio lo uccido o lo salvo perché sono animalista e zen Carlo per cortesia vomito guarda che voglio tornare a Milano presto sennò troviamo coda, partiamo subito dopo pranzo, partiamo subito, Carlo?

 

La voce del macellaio riscosse Marco dalla fotografia della sala da pranzo delle signore che stavano già pagando e si schiarì la gola. Braciole. Poco osso, molta carne. Costine. Il pezzo intero, appena un accenno di taglio. Un filetto di maiale, non troppo grosso. Un petto di pollo, sì, grazie, lo tagli lei a fettine, spesse, grazie. Salsiccia, salamini. Lo scontrino, paghi alla cassa poi ritirerà il sacchetto qui al banco.

 

Marco posò in terra le borse con dentro la verdura da grigliare, il formaggio e le tre bottiglie di vino: sfilò il portafogli e si immaginò di prendere uno strappo alla schiena a trasportare tutto quel peso fino all’auto lontanissima.
Pagò, ritirò la carne impacchettata e si avviò al parcheggio passando davanti a una libreria carico come un mulo.
Si fermò davanti alla vetrina piena di titoli in rilievo, foto in bianco e nero di scrittori, segnalibri con gatti e cani e orsi teneri.
Entrò, acquistò l’ ultimo di Terzani e uscì dal negozio abbandonando volutamente le borse piene di cibo ai piedi dello scaffale dedicato ai libri di cucina.

 

 

quei baci al centro, no

non vanno oltre, è sufficiente questo

 

G.Majorino (Gli alleati viaggiatori)

 

mai stato uno sportivo eppure mi trovo ad annodare cime e fissare sartie. Nella speranza che questo mi serva un giorno per quella circumnavigazione del globo che mi sono ripromesso di affrontare. Forse anche in solitaria. Non avrei mai pensato io, animale sociale, di poter pensare di affrontarla da solo ma ora penso che sì... potrei e forse vorrei. Come quegli interminabili inter-rail giovanili, in cui le compagnie mutavano e alla fine le cose migliori te le cucinavi sempre da solo. Più modestamente mi basterebbe, per ora, sentire sferzare l'aria e le onde sul viso. Obbligatorio che il catamarano sfrecci a più di quei due nodi scarsi di questi giorni. Non c'è un cappero di vento. Patana totale. Non si muove foglia. Rael tu vivi di notte? Senti gli occhi che ti si spalancano appena passi la mezzanotte? Ultimamente provo una strana sensazione perchè negli roari a me più congeniali sento, unito al risveglio dei sensi, un offuscamento della mente che non preannuncia nulla di buono.

Atarumoroboscio mi becca e comecomecome ma comecomecomecome posso dire di no.

1)cosa guardi per prima cosa in un blogger: la foto, il modo in cui scrive o se ha i feed rss?
foto?
come scrive?
feed?
Santo cielo, ovviamente controllo subito se è maschio, dopodiché nei "aboutme" la data di nascita.

2)quale blogger inviteresti a casa tua per mostrargli la collezione di farfalle, e quale chiuderesti nella cassettina delle farfalle e butteresti la chiave?
posto che odio i lepidotteri inviterei JeanSolPartre e gli direi chiaro e tondo: fai fuori quelle cazzo di falene, GRAZIE
indi metterei nella cassettina trasparente Stooge e una qualunque pucci pucci tipo (vediamo quale rinkoglionita con la k c'è in onda ora) http://oopikkulinaoo.splinder.com/ e poscia butterei via la chiave.
Stooge sa essere così lento, nel mangiare: è meglio della tivvù.

3)a quale blogstar concederesti dei favori sessuali pur di essere linkato?
Che domande stolte e sciocche. Sto lavorando per avere il banner su:
Trenitalia
Meteo
La Stampa

4)fai una proposta che non avevi mai avuto il coraggio di fare al blogger di cui sei segretamente innamorato:
Mi fai mettere gli mp3 nei 18 blog che abbiamo assieme? eh? eh? eh?

5)a chi passi l'ingrato compito?
a Vocativo che, pòra stella, sta ancora aspettando di sapere quanti libri ho.
a Gabriél che è cinico e subdolo e pelato.
a Ivan perché mi è sempre vicino e senza di lui non scoprirei le canzoni orrende che esistono al mondo.
a Tossani perché odia le catene e io sono stonzastonzastonza.
a Germ perché come si gratta la patta lui non se la gratta nessuno.

6)Militante, devi fare click col mouse sulle parole in grassetto, quelle più grosse, quelle in neretto.

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente d'una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani il cuore di tua madre per i miei cani.
Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore, voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene.
Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò, correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte, l'ultima tua prova sarà la morte.
E mentre il sangue lento usciva, e ormai cambiava il suo colore, la vanità fredda gioiva, un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento, quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo
il sangue
secco
delle
sue
vene
.

 


...cinque giorni e centottantadue anni prima della nascita di questo blog e del conseguente compleblog cinque giorni e centottantadue anni dopo qualcuno compose questo
(chissà se Quanto è pubblicato è sotto una Licenza Creative Commons)

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi...

Sono fermo al semaforo e ti vedo attraversare la strada.
E' una scena vista miliardi di volte, quando ti chiamavo Sena sprofondando in te e tu sorridevi e poi di nascosto ti cercavi una copia del mio libro per possederlo.
Ma non mi hai mai chiamato Paolo, pudore o semplicemente non era il tuo libro, non era nelle tue vene.
E' una scena senza la pioggia, senza il ponte, senza le case strette e le persone che tentano di fermarmi mentre scendo dall' auto come un cretino lasciandola accesa, tutto sul sedile: il cellulare, la borsa del computer, solo l'istinto del mettere in folle e tirare il freno a mano e ti inseguo ti rincorro ti afferro una spalla e ti costringo a voltarti e a guardarmi.
Come sei cambiata, piccola mia. Come sei invecchiata. Quanto sei stata lontana da me? Sai che sei sempre stata di sottofondo?
Sei stata in Francia? Che hai fatto? Chi hai visto? Parlami, Marie, parlami, Sena, butto via il busto piccolo e il busto grande, guardami, butto via gli occhiali e le medicine e cammino veloce.
Dimmi, dimmi quello che vuoi. Basta che mi parli. Fammi domande, qualsiasi domanda, avrai qualunque precisa risposta.
Apri la bocca, mi perdo nella perfezione dei tuoi denti, nella fossetta del mento che appare quando sorridi, mi specchio nel velo di sudore sulla punta del tuo naso, aspiro il tuo fiato che sa di caffè e sigarette e cingomme masticate a ripetizione, affondo nella tua lingua che batte contro il palato mentre le tue corde vocali vibrano e formulano la frase, la domanda, mi stai chiedendo, mi stai parlando, sei in attesa di una risposta, inizio a fissare vitreo i tuoi occhi grigio verdi che si stringono mentre ridi, perdo i tuoi contorni e stampo nella mia mente i miei orecchini ai tuoi lobi, te li ho regalati per i nostri primi sei mesi, una settimana dopo la data perché nè io nè tu ci ricordavamo che era un giorno da festeggiare e quando ce ne siamo accorti abbiamo speso follie per una pizza quattro stagioni a Milano, aspetti che ti risponda che ti dica e allora prendo fiato gonfio lo stomaco sollevo il diaframma stringo le natiche nella postura imparata a lezione di canto, rigido ma sciolto e la voce sale, la sento salire come lo sperma tutte le volte che è stata la mia mano a impersonare la tua, la sento esplodere come la cocacola calda spumeggiare dalla bottiglia appena comperata al supermercato quando decidevamo di giocare alla coppia borghese che fa la spesa settimanale del sabato mentre sapevamo che il nostro rito era stare sul letto a fare sesso a volte violento a volte leggero spezzato dal mangiare e dal bere e dal fumare, le prime lettere della frase si fanno note musicali e sì, ti rispondo, ti parlo, dopo mesi e anni che sei fuggita, ti parlo, ti dico

Sì, è la mia macchina quella che stanno rubando.