Passo io a ritirare la carne per la grigliata, non ti preoccupare.
Significava andare in un paesino di montagna nelle vicinanze, nel suo centro storico a zona pedonale, ma la qualità della carne valeva la pena di servirsi di una macelleria tanto scomoda e a Marco piaceva guidare per i tornanti in giornate fuori dagli schemi vacanzieri.
Entrò nel negozio e fu assalito dall’ odore di sangue raffreddato e carta bianca.
Cibo per animali, misture di spezie in barattolini dal sapore di antica fattoria, puoi immaginare nonna Diamante che spazza il cortile con la saggina mentre urla a Adelmo di tornare a casa.
La clientela delle macellerie è sempre più maschile che femminile, scegliere la carne è affare di uomini.
Il macellaio ha sempre un qualcosa di sanguigno che mette in pericolo la virtù di mogli e sorelle; meglio essere uomo con le mani sui fianchi e indicare con occhio esperto il giusto pezzo di scamone per il bollito che donna con il braccio infilato nella borsa di tela a impugnare il fazzoletto, ché si suda e il naso lucido non sta bene nell’ordinare il filetto, una fettina a testa e correre, per sabato che torna dalla città il figlio con la moglie e si vuol fare bella figura, che se mandavo mio marito mi prendeva il macinato grezzo per fare polpette e mia nuora è cittadina e poi chissà cosa pensa.
Marco sorrise sentendo le due anziane signore discorrere di figli con corredo di mogli che erano sicuramente vegetariane e macrobiotiche e molto zen e si masturbavano cercando la retta via leggendo l’ ultimo libro di Terzani: le immaginò fissare la carne sulla tavola apparecchiata col servizio buono come un insetto particolarmente schifoso e che faccio lo uccido o lo salvo perché sono animalista e zen Carlo per cortesia vomito guarda che voglio tornare a Milano presto sennò troviamo coda, partiamo subito dopo pranzo, partiamo subito, Carlo?
La voce del macellaio riscosse Marco dalla fotografia della sala da pranzo delle signore che stavano già pagando e si schiarì la gola. Braciole. Poco osso, molta carne. Costine. Il pezzo intero, appena un accenno di taglio. Un filetto di maiale, non troppo grosso. Un petto di pollo, sì, grazie, lo tagli lei a fettine, spesse, grazie. Salsiccia, salamini. Lo scontrino, paghi alla cassa poi ritirerà il sacchetto qui al banco.
Marco posò in terra le borse con dentro la verdura da grigliare, il formaggio e le tre bottiglie di vino: sfilò il portafogli e si immaginò di prendere uno strappo alla schiena a trasportare tutto quel peso fino all’auto lontanissima.
Pagò, ritirò la carne impacchettata e si avviò al parcheggio passando davanti a una libreria carico come un mulo.
Si fermò davanti alla vetrina piena di titoli in rilievo, foto in bianco e nero di scrittori, segnalibri con gatti e cani e orsi teneri.
Entrò, acquistò l’ ultimo di Terzani e uscì dal negozio abbandonando volutamente le borse piene di cibo ai piedi dello scaffale dedicato ai libri di cucina.